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Buster Keaton (Foto dal sito ufficiale)
Buster Keaton (Foto dal sito ufficiale)

Lunedì Cinema Estate

Data: da Lunedì 03 a Lunedì 17 luglio 2017
Dove: Cortile della Rocca, Riva del Garda (Tn)
Orario: ore 21.30
Costo/note: ingresso libero / se piove la serata si terrà all'auditorium del Conservatorio

Una fumosa sala buia, sul fondo un rumoroso proiettore, talmente rumoroso che per coprire il fastidioso ronzio occorre la musica. La Rocca di Riva del Garda si trasforma in una sala d'inizio Novecento: lunedì 3 luglio, infatti, prende il via la rassegna «Lunedì Cinema Estate», che propone tre film muti, tutti con musica dal vivo.

Primi anni del Novecento, quando il cinema muoveva i primi passi: un'atmosfera che si potrà rivivere a Riva del Garda per tre lunedì consecutivi nell'ambito dell'iniziativa “Lunedì Cinema Estate”, nel cortile interno della Rocca. L'iniziativa è del Centro Culturale “La Firma” con la collaborazione del Comune di Riva del Garda e del Museo Alto Garda. Un'appendice estiva che vuole dare continuità al cineforum che ormai da diversi anni, da ottobre a maggio, si alterna tra Arco e Riva del Garda, coinvolgendo un crescente numero di persone. Le proiezioni, per la prima volta in Rocca, sono tutte a ingresso libero (se piove, all'auditorium del Conservatorio). Nei giorni delle proiezioni, il Mag offre l'entrata gratuita al museo dalle 20 alle 21.30.

Le tre serate avranno un filo conduttore musicale unico: la presenza del maestro Marco Dalpane, uno dei massimi esponenti in Italia che si occupano di musica per film. Negli anni Marco Dalpane ha composto musiche per decine di film dei maestri del cinema, fra i quali Pabst, Murnau, Dreyer, Hitchcock, Lubitsch e Czinner, sia per organici cameristici che per pianoforte solo, sino a concepire l’ambizioso progetto, concretizzatosi tra dicembre 2016 e l'aprile scorso, di sonorizzare tutti i film muti firmati da Buster Keaton. A Riva del Garda Marco Dalpane si presenterà sia nella veste di solista che insieme al suo gruppo “Ensemble Musica nel buio”.

Si inizia lunedì 3 luglio, alle ore 21.30, con «L'uomo che prende gli schiaffi» («He who gets slapped»), un film muto del 1924 diretto da Victor Sjöström. Paul, scienziato che ha fatto una scoperta rivoluzionaria, si vede soffiare il merito delle sue ricerche dal (presunto) amico Barone Regnard, che pure si rivela amante di sua moglie. Paul abbandona tutto per andare a fare il clown: come “uomo che prende gli schiaffi” ha grande successo ed è felice di fare ridere tanta gente. Ma il Barone torna sulla sua strada, quando una ballerina, figlia di un nobile decaduto, entra nelle mire dello spudorato nobile...
«L'uomo che prende gli schiaffi» non è un generico omaggio alla figura del clown: è un'interpretazione, piuttosto, di tale ruolo come di uno strumento che l'arte utilizza per suscitare il riso - e quindi la gioia - del pubblico (anche degli stolti e dei malvagi, sottolinea il film). E, in fondo, la vita è amare e ridere. Sjostrom e Carey Wilson adattano l'omonima opera teatrale di Leonid Andreyev affidando il ruolo centrale al bravo Lon Chaney, specializzato in horror e ruoli che prevedevano massicce dosi di trasformismo: uno scienziato che diventa clown era sicuramente un personaggio nelle sue corde. E allo stesso tempo non doveva essere una metamorfosi facilmente recepibile dal pubblico americano (è questo un film della MGM, il primo in terra statunitense per il regista svedese), la cui mentalità è fisiologicamente impostata sulla scalata sociale e sui sogni di benessere: ma qui tutto ciò che interessa al protagonista è fare ridere quanta più gente possibile. Neppure si indigna alla ragazza che gli ride in faccia alla sua proposta di matrimonio: in fondo, lui è pur sempre un clown ed è questa la reazione più ovvia nei suoi confronti. Ma attenzione, perché non è neppure un film dalla morale 'cristiana' (porgi l'altra guancia), in cui si voglia suggerire il perdono come arma più potente da usare contro i propri nemici: anzi, giunto alla resa dei conti finali il nostro eroe non esita a fare sbranare da un leone i suoi due aguzzini. Il che probabilmente non deve suonare come una vendetta, quanto come una reazione doverosa, una punizione necessaria per chi ha dimostrato di non avere un briciolo di cuore né di dignità. Ed è una punizione che viene impartita senza troppo esitare, poiché anche al clown spetta la morte: giustizia è fatta e si può tornare a ridere. Infine il film rappresenta allo stesso tempo anche un'efficace parabola “socialista” (nel senso primitivo del termine) per l'accanimento contro le classi agiate ed il discorso sotteso di pari dignità fra i vari strati sociali. Sjostrom, che oltreoceano prese il vezzo di rinominarsi Seastrom, è anche produttore.

Il secondo appuntamento, lunedì 10 luglio, è con «Come vinsi la guerra» («The general»), un film del 1926 di Buster Keaton, ovvero il più grande comico della storia del cinema muto. Poco conosciuto ai più e totalmente ignorato dal giovane pubblico, questo artista rappresenta la quintessenza del cinema non parlato. Esaminando il genere comico nella sua etimologia più stretta, neppure Chaplin ha mai raggiunto i livelli di questo grandissimo interprete. Il cinema di Charlie, infatti, non è direttamente circoscrivibile a questo genere: “troppo comico per essere drammatico, troppo drammatico per essere comico”, l'arte del grande genio inglese è assolutamente a sé stante ed emancipata da qualsiasi genere. Buster Keaton, invece, è il comico per eccellenza. Come tutti i grandi artisti del cinema, egli è riuscito a far evolvere questo genere, facendolo arrivare (nel muto) ai suoi massimi storici.
«Come vinsi la guerra» è il titolo italiano per «The general», titolo originale che si riferisce alla locomotiva guidata dal protagonista Johnnie Gray, interpretato dal mitico Buster Keaton. Il film è ambientato nel 1862, durante lo svolgimento della guerra di Secessione. Johnny va ad arruolarsi come soldato, ma non viene preso perchè viene giudicato più utile come conducente di locomotiva. Annabelle, la sua fidanzata, lo accusa di essere un vigliacco. Per dimostrarle il contrario, Johnny si lancia da solo all'inseguimento dei nordisti che hanno rubato la locomotiva e rapito la stessa Annabelle... «The general» è un bellissimo esempio di film muto che unisce vari generi: si tratta di una commedia con sequenze avventurose e di azione, notazioni sentimentali e perfino alcune situazioni tipiche di un film storico-bellico. Il genio registico e narrativo di Keaton riesce a fondere armoniosamente questi elementi disparati, garantendo al contempo la massima godibilità al film stesso. Stavolta i Nordisti fanno la figura dei "cattivi", mentre l'eroe proviene dalla Georgia, la stessa regione dove è ambientato “Via col vento”: Johnny Gray è un puro in linea con quasi tutti gli altri personaggi keatoniani, un uomo onesto, innocente e appassionatamente dedicato al proprio lavoro e alla propria donna. Il film è assai preciso nella ricostruzione storica e stupisce ancor oggi per il suo ritmo indiavolato, con numerose sequenze girate totalmente in esterni e basate interamente sul movimento, scene dove le gag burlesche dell'attore/regista acquisiscono il massimo rilievo comico e coreografico, vista anche la perfezione tecnica dei vari inseguimenti ferroviari e delle acrobazie effettuate dallo stesso Keaton senza controfigura. Uno dei vertici della commedia “slapstick” ai tempi del muto, il preferito dallo stesso Keaton fra tutti i suoi film, anche se alla sua uscita fu un fiasco al botteghino e le accoglienze critiche non furono proporzionali al suo effettivo valore.

Il terzo e ultimo appuntamento, lunedì 17 luglio, è con «La palla nº 13» («Sherlock Jr.»), un film del 1924 diretto e interpretato da Buster Keaton, che racconta la storia di un giovane ragazzo, aspirante detective nonché operatore alla cabina in un cinema, che viene ingiustamente accusato di aver rubato un orologio dalla casa della fidanzata, venendo così allontanato dal padre della sua amata, che oltretutto gli vieta di frequentare sua figlia. Durante la proiezione di una pellicola il ragazzo si addormenta ed entra così all'interno di un film, risolvendo il caso di un furto di preziosi.
«Sherlock Jr.», tradotto come «La palla n. 13» è uno dei film più famosi di Keaton, nonché uno dei migliori. Questa pellicola è un mediometraggio del 1924 che dura poco più di quaranta minuti ed è suddivisa in sei bobine. Le prime due, quelle in cui si evolve la vicenda “reale”, rappresentano in tutto e per tutto il cinema comico: le gag sono presentate con una frequenza impressionante; si pensi che la prima corrisponde direttamente alla scena introduttiva, con Keaton che, travestito da Sherlock Holmes, legge il libro “How to be a detective”. Alcune sequenze sono tutt'ora riprese da molti cabarettisti, confermando una volta di più il fatto che il cinema comico vero non ha età. Le ultime quattro bobine (vale a dire le più famose), invece, comprendono il sogno del nostro proiezionista, ormai diventato Sherlock Jr. E' alquanto chiaro come, questo film, risenta della "moda" surrealista fortemente in voga negli anni '20 nel cinema (e non solo). La pellicola presenta infatti passaggi dai fortissimi rimandi surrealistici: nell'ultima parte del secondo tempo è inevitabile non avvertirli; si pensi, per esempio, alla parte iniziale della fuga di Sherlock Jr., dove Keaton riesce prima a cambiare completamente gli indumenti dopo un salto da un finestra oppure quando, qualche istante dopo, si volatilizza trapassando una corpulenta persona... Assolutamente obbligatorio citare anche l'inseguimento finale, con Keaton che si trova a bordo di una motocicletta lanciata ad alta velocità e guidata da... nessuno. Questa scena, oltre ad essere piuttosto surrealistica, è anche straordinariamente comica e il film merita una visione anche solo per poter apprezzare la celeberrima mimica facciale dell'artista statunitense.

Informazioni:
http://www.comune.rivadelgarda.tn.it


Iniziativa segnalata da Comune di Riva del Garda


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