La violenza è diventata una presenza costante delle nostre esistenze. Tutti noi, direttamente o indirettamente, viviamo come protagonisti, vittime o testimoni del sopruso, dell’aggressività e della prepotenza, entrati a far parte, sempre di più, della nostra vita quotidiana. Il mondo è incattivito e l’auspicio di John Lennon cantato all’inizio degli anni Settanta «imagine all the people / living life in peace…» è rimasto disatteso, tradito da un’umanità diventata sempre più individualista, egoista e violenta. Il mito della vita comunitaria si è dissolto contro una società sempre più racchiusa dentro un guscio di paura e di diffidenza verso l’Altro.
Ovviamente l’arte non può dare risposte. Né, tanto meno, risolvere le ingiustizie presenti nel mondo. Alla politica, semmai, il compito di «risolvere», di essere «soluzione», di avanzare «azioni». L’arte deve invece fare il suo dovere. Che, da una parte, è quello di denunciare socialmente le ingiustizie presenti nel mondo. E dall’altro è quella di essere un balsamo lenitivo. Qualcosa che mentre denuncia cerca di consolare. Mentre accusa invita alla pace. Un farmaco che certo non libera il mondo dalla violenza. Ma che cerca di comprenderla in tutta la sua terribilità. E dalla quale cerca di difendersi e di difendere.
Gli artisti sono Franco Albino, Sergio Bernardi, Bruno Cappelletti, Claudio Cavalieri, Elena Fia Fozzer, Bepi Leoni, Luigina Lorenzi.
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