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Bonaria Manca (Foto dal sito ufficiale)
Bonaria Manca (Foto dal sito ufficiale)

Bonaria Manca: Io che ne sapevo

Data: da Sabato 06 a Sabato 13 luglio 2013
Dove: Sala Maier, Pergine Valsugana (Tn)
Orario: ore 18.00 - 23.00
Costo/note: partecipazione gratuita

Una donna che ha sfidato le convenzioni, facendo dell’arte il suo riparo e la sua avventura, risvegliando il silenzio, trasformando la propria inquietudine in canto.
A cura di Daniela Rosi / In collaborazione con Centro Franca Martini A.T.M.S. Onlus di Trento / Osservatorio nazionale di Outsider Art / Accademia di Belle arti di Verona / Thanks to Roberta Trapani, Gabriele Mina, Salvatore Bongiorno, Dominique Queloz, Rossella Faraglia, Paola Manca.


“Io che ne sapevo” – ripete Bonaria quando diviene spettatrice del suo immenso poema visivo, artista suo malgrado e mossa da un’ispirazione a cui lei stessa attribuisce un’origine misteriosa. Mentre parla nella sua camera da letto la sovrasta una maternità con Madonna emancipata che, lontana dall’uomo, non ne è soggiogata e “non tiene il capo chino, bensì alza la testa altera e fiera”. Bonaria Manca è nata a Orune nel 1925, penultima di 13 figli. Negli anni ’50 lascia la Sardegna per trasferirsi nell’antica Tuscia, luogo carico di storia e immerso in una natura aspra, adagiata su siti archeologici e memorie etrusche che la colpiscono profondamente e le danno la sensazione di una continuità con la sua terra natale. Nel 1965 va ad abitare in un grande casale acquistato dalla famiglia a Tuscania. Nel podere attorno a casa pascola le sue pecore, mentre fra le mura domestiche cucina, cuce e ricama, proseguendo la tradizione della cultura sarda. Nel 1968 si sposa con un tuscanese, ha già 40 anni, ma il matrimonio dura pochi anni, anche perché il marito non riesce ad accettare il modo di vita libero di Bonaria. Dopo la morte della madre nel 1975 e quella dell’amato fratello nel 1978, cade in una profonda crisi, dalla quale però si risolleva non appena riesce a ritrovare una libertà fino ad allora sconosciuta:

“Mi sono sentita libera, che non c’era né mamma né fratello” – dirà più tardi. La compagnia migliore diventa a questo punto l’arte nelle sue diverse forme, usata sempre come strumento di autonarrazione. Nel 1981 inizia a dipingere e lo fa raccontando la sua storia, una storia che nasce sarda, prima di tutto, per divenire poi dialogo con il luogo abitato e la natura, con la memoria sua e delle pietre che lì si trovano. La sua casa, a poco a poco, si copre di colori e immagini. Tutte le pareti sono dipinte oppure ospitano quadri che raccontano ricordi, tradizioni, presenze e nuovi incontri mitici. Un’autobiografia scritta anche con il ricamo su arazzi e tappezzerie, il lavoro della lana, il confezionamento degli abiti, pratiche imparate fin da bambina, ma reinterpretate in assoluta libertà.

«Nel lavoro artistico di Bonaria troviamo tutta la generatività di una donna eccezionale, libera, anticonformista, ribelle e custode dei valori della Natura. Donna fiera, antica, che attraversa la fatica a testa alta: questa è Bonaria Manca, abitatrice di un mondo a parte, fatto di memorie e nuova creazione, un mondo, alla fine, da lei stessa rifondato e nel quale possiamo cogliere il mistero panico dell’esistenza in tutta la sua infinita poesia».
(Daniela Rosi)


Iniziativa segnalata da Pergine Spettacolo Aperto


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