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Ute Lemper: Songs for eternity

Data: Domenica 19 novembre 2017
Dove: Teatro Cristallo, Via Dalmazia, Bolzano
Orario: ore 21.00
Costo/note: Ancora pochi i biglietti a disposizione per assistere al concerto. Il prezzo del biglietto è di 15 euro (prezzo intero), 12 euro (ridotto con Cristallo Card), 10 euro (Cristallo Card young). È possibile acquistare i biglietti per questo spettacolo e gli altri della rassegna In Scena  dal martedì al venerdì dalle 17.00 alle 19.00 – e il giovedì anche dalle 10 alle 12 - alla cassa del Cristallo.  I biglietti si possono acquistare anche online all'indirizzo www.teatrocristallo.it/biglietti / Per maggiori informazioni sullo spettacolo o per prenotare i posti si può telefonare al Teatro Cristallo, tel. 0471 067822 o mandare una mail a prenotazioni@teatrocristallo.it

Ute Lemper al Cristallo per “In Scena” con “Songs for eternity” / Un omaggio ai musicisti ebrei uccisi nei campi di concentramento.
La bravissima Ute Lemper sarà protagonista del secondo appuntamento della rassegna “In Scena” del Teatro Cristallo in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano. Domenica prossima, 19 novembre alle ore 21 si esibirà in un toccante spettacolo, “Songs for eternity”, un omaggio alla musica dei compositori di origine ebrea uccisi nei campi di concentramento nazisti.


“Songs for eternity”, lo spettacolo di Ute Lemper in scena domenica al Teatro Cristallo di Bolzano è dedicato ai bambini ebrei, alle donne e agli uomini che sono stati perseguitati, private della loro umanità e dignità, denunciati, umiliati, torturati, picchiati e uccisi dai Nazisti tedeschi.

Racconta l'artista: “Sono stata invitata il 27 gennaio  2015, il giorno della liberazione di Auschwitz ben 70 anni fa, a cantare canzoni dei Ghetti e dei  Campi di concentramento.  Per questa commemorazione della Shoa a Roma sono stata contattata da  Francesco Lotoro che ha dedicato la sua vita alla ricerca di canzoni e musiche scritte nei campi di concentramento. C’è un ampio repertorio e c’è bisogno che venga ricordato per l’eternità. Come tedesca, nata dopo la Guerra, sposata ad un uomo ebreo qui a New York da 20 anni, sono da sempre legata alla storia, terribile, dell’Olocausto. È mia responsabilità e dovere etico onorare la cultura del popolo ebreo e stimolare il dialogo su questo orribile passato. Questa è una missione che ho iniziato già nel 1987, quando fui protagonista del grande progetto discografico di DECCA “Entartete Music” che presentava compositori di origine ebrea e la loro musica, bandita dai nazisti. Con “Songs for eternity” questa missione continua, diventando per me sempre più emozionante. La mia ricerca è continuata e sono stata catturata da queste canzoni  e dalle storie che si celano dietro a ognuna di esse.  Ho studiato così un libro unico nel suo genere, una raccolta di canzoni di Vevel Pasternak del  1948, che raccoglie canzone dei Ghetti e dei campi di concentramento  così come il canzoniere di Ilse Weber, pubblicato in Israele negli anni 90, dal marito sopravvissuto ad Auschwitz. Entrambe le raccolte mi sono state donate dal mio amico Orly Beigel  che è per metà messicano, metà israeliano ed è figlio di un sopravvissuto all’Olocausto”.  

Dopo la liberazione dei campi di concentramento, infatti i sopravvissuti si sono trovati ad affrontare un’altra insopportabile realtà. Sapendo che quasi tutti i loro familiari, amici erano morti, le loro case andate, non c’era nessun luogo in cui tornare e la loro vita era distrutta e gridava vendetta per quanto avevano dovuto sopportare e vedere nei campi. Ma il mondo fuori continuava ad andare avanti come se durante la guerra 50 milioni di persone non fossero state uccise,  come se l’industria dello sterminio non avesse assassinato 6 milioni di ebrei, e tra loro 2 milioni di bambini. I prigionieri che speravano di svegliare il mondo con i racconti di quanto era successo, dell’orrore indicibile e delle crudeltà subite, ancora una volta si sentirono traditi da un mondo che non voleva saperne, non voleva ascoltare né capire. E sono rimasti silenti, con la loro paura e il loro senso di colpa, coi corpi e le anime traumatizzate. (Dr. Leo Eitinger).    Charlotte Delbo disse: “Le persone pensano che col tempo i ricordi svaniscono… che il tempo è più forte del dolore… ma il tempo per me non passa. Quegli occhi, quegli enormi, spaventati, sofferenti, rassegnati, stanchi occhi nei visi emaciati che riflettono gli orrori… Io non sono viva… Sono morta ad Auschwitz e nessuno lo vede.”
Oltre a salvare documenti appartenuti agli Ebrei durante l’occupazione nazista, Smerke Kaczerginsky ha salvato diverse canzoni dei campi di concentramento e dei ghetti. Scrisse quelle che ricordava o raccolse da altri. Nel 1948 le canzoni vennero edite a New York.  Il libro era scritto interamente in Yiddish.
Kaczerginsky disse nel 1948: “è impossibile parlare con normali parole in un linguaggio civile dell’occupazione tedesca con il suo sistema di morte (ghetti, campi di concentramento e di sterminio). Tutti gli scritti, i documenti, non possono ritrarne l’orrore. Quelli che non c’erano non possono capire l’incubo che milioni di persone hanno vissuto.  Ora, quando guardo indietro, penso spesso: Che cosa ci è successo? Come abbiamo potuto vivere e morire così? Anche per i sopravvissuti col tempo questo diventerà un insopportabile e irrisolvibile puzzle. Troppo pochi documenti sono stati nascosti per dare anche solo un’idea parziale di quanto accaduto e della terribile vita quotidiana degli Ebrei. Per questo penso che le canzoni, che gli Ebrei dei ghetti e dei campi cantavano coi loro cuori tristi, possano fare la differenza per la memoria e la storia. Canzoni che cantavano al lavoro, quando stavano in fila per una scodella di zuppa, quando combattevano e quando erano portati al macello. Solo ora sappiamo quanto grande fosse la loro creatività in questi tempi terribili.”
Il campo di Terezin, o Theresienstadt, fu organizzato verso la fine del 1941 e nel giro di 4 anni, 140.000 ebrei passarono da questo campo. Solo 20.000 sopravvissero. Alcuni morirono, molti furono deportati ad Auschwitz Birkenau, dove morirono nelle camere a gas. Gestito dagli stessi ebrei, Theresienstadt ospitò la maggior parte dell’élite culturale del tempo. Musicisti, compositori, scrittori, pittori erano autorizzati dai nazisti ad organizzare le loro attività…La frequenza e la qualità degli eventi culturali era sorprendente. I nazisti però videro nelle attività di questo campo una potenziale propaganda e imposero una piccola censura. Ma le voci degli Ebrei non tacquero. Ci sono canzoni  anche davanti alla morte e alla più nera disperazione.  Il concerto di domenica prossima al Teatro Cristallo racconterà tutto questo.

Informazioni:
http://www.teatrocristallo.it


Iniziativa segnalata da Teatro Cristallo


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