logo
Musica
Le schede pubblicate nella sezione:
prova
Associazione Cosmopolitan Greetings
Centro Sociale Bruno, Trento
J.Futura Orchestra
Orchestra Haydn di Trento e Bolzano
Musica d'Autore, Trento
Togli i tappi, apri le orecchie
Altri concerti in regione

Altre risorse extra-sezione:
prova
Centro Santa Chiara, Trento
I Concerti della Domenica, Trento
Teatro Cristallo, Bolzano

Links utili
prova
Enti, ass., festival, etc. in Trentino Alto Adige
Gruppi, musicisti e Dj in Trentino A.A.
Cori in Trentino Alto Adige
Festival di Musica in Trentino Alto Adige

Siti e portali di musica in Italia
Club e locali di musica in Italia
Festival di musica in Italia e in Europa

Ristoranti/pub
prova
Cosa fare nel pre e dopo spettacolo? Consulta la sezione ristoranti/pub. In primo piano le schede de: Il Simposio (Trento), Boivin (Levico Terme), Castel Pergine (Pergine).














fotografia
Sick Rose (Foto dal sito ufficiale)
Ass. Cosmopolitan Greetings
logo

Dove: Riva del Garda (Tn).
Email: cosmogreetings@tiscali.it
Sito ufficiale: myspace.com/cosmogreetings


L’Associazione Cosmopolitan Greetings, promotrice di eventi estemporanei di controcultura, nasce come l’Araba Fenice, nel 1997 sulle ceneri dell’Associazione Way-out, ovvero quella insana congrega di beatnicks, provos ed hippies che animò per cinque indimenticabili anni le notti del Joy club di Baselga di Pinè, elettrica "cave" entro la quale dal 1985 al 1990 si sono esibiti i migliori artisti e le più selvagge band della scena underground e rock alternativa. Ricordiamo tra gli altri la psichedelia colta ed elettrica di Bevis Frond, il garage rock "back from the grave" degli americani Chesterfield Kings, Headless Horsemen, Fourgiven e Lyres, la voce polverosa di Silvia Juncosa e la Memphis sardonica ed assassina di Tav Falco, la caldissima "swedish scene" di gruppi come The Creeps e Wilde Mammoths contaminata con i suoni sporchi dalla "neverneverland" degli australiani Dubrovnicks, Exploding White Mice, il punk fulmicotonico e salutista di Bored ed Hard-ons fino al meglio della scena neo-sixties italiana, dai trentini Electric Shields, di certo la miglior band nazionale dell’epoca, ai Monks, dagli Effervescent Elephants agli Ugly Things.
Sembrava, per tutti i presenti a quegli eventi, per un magico e lisergico periodo, di essere spore di funghi cosmici, virus, come il linguaggio di burroghsiana memoria, provenienti dallo spazio, saturi dei saperi e degli odori della beat-generation, delle letture di Ginsberg, Kerouac e Diane Di Prima, pescatori della trota in America, alla stregua di Richard Brautigan, beati come rane su una foglia di ninfea come nei migliori complotti orditi dalla acida penna di Tom Robbins, fedeli alle spinte anarchice di Buenaventura Durruti e Demetrio Stratos, consapevoli che gli dei se ne vanno ma gli arrabbiati restano. In una parola: controcultura!
Più di cento i concerti organizzati da un’associazione sorta a Riva del Garda nel 1984, costituitasi in un negozio di dischi: "Il cactus e la rosa", da una congrega di hippies e freaks (provenienti dal magma ribollente degli spazi alternativi di Riva ed Arco: il "Pont dei strachi" ed il "Monumento") con un obiettivo specifico: valorizzare le schegge impazzite, i frammenti sparsi di quel gigantesco ed incoerente patchwork rappresentato dal fascino innaturale delle sottoculture giovanili, la musica rock protagonista per eccellenza.
Memore e testimone del fatto che le amministrazioni comunali hanno sempre guardato con molto sospetto, spesso con acredine e chiusura, a tali fermenti, Way-out è sempre e soltanto vissuta dell’autofinanziamento del gruppo dei 15 soci fondatori e fedele al motto "Nemo profeta in patria", l’associazione, ( conscia del fatto che nell’Alto Garda latitavano e latitano a tutt’oggi spazi delegati alla produzione di istanze proprie della popolazione giovanile, mentre il comprensorio di cui sopra deteneva il triste primato del maggior numero di tossicodipendenti del Trentino ), andava a predicare l’Altro Verbo su di un magic bus sul quale aleggiava mistica e profana aria di pace, amore, rabbia e poesia, nume tutelare l’immagine dell’ "intellettuale rovesciato" tanto cara ad un eretico dell’Altra Cultura italiana degli anni ’60: Gianni Bosio.
Dopo la chiusura del Joy, l’avventura di Way out proseguì fino al 1991 con una serie di memorabili concerti presso la casa sociale del comune di Dro (il british blues dei Dr. Brown e la folkedelia dei norvegesi Tangle Edge) ed una serie di serata davvero alternative presso la discoteca Spleen di Arco ( il dub anarchico degli inglesi Radical Dance Faction, il rock’n’roll sangue sudore e lacrime degli americani Cynics e Napalm Beach, il grunge dei mitici Skin Yard di Jack Endino (indovinate un po’ chi ha scoperto i Nirvana?) ed il crossover sapiente dei Big Chief ( presenti in un film-cult per un’intera generazione come "The raven", il corvo).
Seguono anni di vagabondaggi nel Dharma e ascensioni ai monti analoghi fino a che l’associazione si ricostituisce nel 1997 con la nuova denominazione di Cosmopolitan Greetings, chiaro omaggio all’ultima opera poetica di Allen Ginsberg, organizzando eventi musicali autofinanziati per tre estati consecutive presso il Bar "Hobbit" di Arco dando spazio ai migliori gruppi della scena underground italiana.
Cosmopoliti di nome e di fatto, i nostri hanno trovato nel corso di questa ultime estate, ospitalità presso il Dream Pub di Malcesine: in programmazione concerti, rassegne di cinema, eventi controculturali a sorpresa e, "out of space, out of time?", sperimentazione di stati di coscienza oltre le sottili porte della percezione.
Come disse una volta il Vate del juke-box all’idrogeno: "Noi siamo osservatore, strumento di misurazione, occhio, soggetto, Persona".


Iniziative segnalate:


12 febbraio 2012
linea
Jeff Conolly e Sick Rose
Hotel Ciclamino, Pietramurata (Tn). Ore 21.30. Ingresso gratuito.

Avviso agli psiconauti, Cosmopolitan Greetings vi invita all’Hotel Ciclamino per assistere a un concerto di una delle leggende del garage punk di tutti i tempi. Sul palco domenica 12 febbraio alle ore 21.30 si esibirà in una delle date del suo tour italiano, Jeff Conolly, voce e tastiera dei Lyres, accompagnato in concerto dai Sick Rose.
Sono ancora in molti a ricordarsi il memorabile concerto di 25 anni fa dei bostoniani Lyres al mitico Joy Club di Baselga di Pinè. Nella cave pinetana nella seconda metà degli anni ’80 suonarono tutte le migliori band del giro neosixties garage internazionale: Chesterfield Kings, Headless Horsemen, Fourgiven, Creeps, Wylde Mammoths ma soprattutto i Lyres che nel giro di due anni avevano inciso due album fondamentali nella storia del garage rock come “On fyre” e “Lyres lyres”.
Leader della band era un trentenne invasato, uno scatenato junkie che percuoteva il farfisa come fosse l’ultimo giorno prima dell’apocalisse del r’n’r. Quell’uomo era ed è Jeff Conolly.
Jeff Conolly è un agitatore della scena di Boston, sin dai tempi in cui dire punk voleva dire essere messo al bando dalla gente comune.
In quell’ inferno Jeff suona punk con in testa Stooges, Pretty Things, Sonics, Kinks, Chocolate Watchband, Troggs. La sua band si chiama DMZ.
Alla batteria c’ è David Robinson, naufrago dall’ affondamento dei Modern Lovers.
Sono loro, i DMZ, il vero tassello che unisce la scena punk al garage rock degli anni Sessanta. Loro sono il “missing link”. Ma l’ anello si rompe presto. Due anni e mezzo poi la band si divide in due. Gli Odds da una parte, i Lyres dall’ altra. I secondi sono la nuova band di Jeff Conolly, inteso Monoman per la sua passione viscerale per i dischi in monofonia e per la strumentazione vintage: organi Vox e Farfisa ma anche qualche chitarra d’ epoca come la Danelectro appartenuta a Jonathan Richman spesso ritratta con orgoglio sulle copertine dei suoi dischi.
Con lui ci sono pure Rick e Paul della vecchia band. Ma il carisma di Jeff è tale da oscurare tutti. Il suono dei Lyres è l’ ideale proseguimento delle intuizioni dei DMZ, tale come poteva esserlo in piena febbre garage. Il suono dei Lyres in On Fyre ha perso i lineamenti da pub-rock per avvicinarsi a una forma di beat più classico, pieno di armonizzazioni figlie dei Kinks.
E dei Kinks sono pure due delle cover scelte per affiancare i pezzi di Conolly: Tired of waiting for you e Love me til the sun shines.
Ma ci sono pure echi di Kingsmen, Seeds, ? & The Mysterians e Sonics a far capolino lungo tutto il disco.
Il Farfisa di Mono Man è ora il protagonista assoluto.
Un fischio penetrante che ti perfora i timpani e che diventa il tratto peculiare del suono dei Lyres malgrado il disco passi alla storia soprattutto per il tremolo devastante di Help you, Ann, straniante e circolare più di quello di Up in my mind degli Spontaneous Generation e per il riff martellante di Don ‘t give it up now oltre che per la bellissima I really want you right now aggiunta nell’ edizione
europea.
Fieramente legato ai canoni del rock ‘n roll più squinternato degli anni Cinquanta e Sessanta Jeff seppe fare dei Lyres una band dal suono riconoscibilissimo, unico senza costringere i suoi compagni a vestirsi con in mano le vecchie foto degli Standells o degli Yardbirds ed evitando con cura di mettersi in posa per la foto di copertina di un suo disco.
Rivitalizzando il twang chitarristico e i fraseggi di Farfisa, Conolly aveva dato voce alla nostalgia per la psichedelia da garage e la sposo` alla filosofia nichilista dei punk.
Scioltisi a inizio anni ’90 i Lyres si sono via via riformati diverse volte anche se della formazione originale è rimasto, come da soprannome, solo il buon Monoman che ora riappare da noi per una serie di concerti dove suonerà in compagnia di quelli che saranno gli “italian Lyres”, ovvero i Sick Rose di Luca Re, indiscutibili capofila del garage rock italiano degli eighties.
Ingresso come sempre gratuito.