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Rassegna Settearti: My Home, in Libia

Evento segnalato da Nuovo Cineforum Rovereto
- (Foto dal sito ufficiale)
- (Foto dal sito ufficiale)
Data: Mar. 26 febbraio 2019
Dove: Auditorium Melotti, Corso Bettini, Rovereto (Tn) 
Orario: ore 21.00
Note: Ingresso intero 5 euro / Ingresso con tessera Nuovo Cineforum Rovereto 3 euro / Tessera Nuovo Cineforum Rovereto 10 euro / Ingressi acquistabili presso la biglietteria oppure online: www.primiallaprima.it
Sito web: www.cineforumrovereto.it

Martedì 26 febbraio alle ore 21.00 appuntamento speciale con la rassegna Settearti del Centro Servizi Culturali Santa Chiara, all’Auditorium Fausto Melotti di Rovereto, che dal solco abituale del documentario sulle arti si sposta a quello del documentario di creazione, con la proiezione in anteprima di «MY HOME, IN LIBYA» della giovane artista e filmmaker padovana Martina Melilli, in collaborazione con il Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Il programma verrà aperto dal cortometraggio «Mum, I'm sorry» della stessa regista, vincitore del premio ArteVisione 2017 indetto da Careof, in collaborazione con Sky e il Museo del Novecento di Milano. Martina Melilli incontrerà il pubblico al termine della doppia proiezione.
My Home, in Libya, primo lungometraggio di Melilli, coproduzione europea che vede coinvolti partner prestigiosi come RAI Cinema, ZDF e Arte, è stato presentato in anteprima mondiale al Locarno Festival 2018, e successivamente in diversi festival italiani e internazionali. Filmando la casa dei nonni, la regista traccia una mappa dei luoghi che appartengono al loro passato: Antonio, nato in Libia all’epoca in cui era una colonia italiana, ha vissuto a Tripoli e lì ha sposato Narcisa. Nel 1970, con il colpo di stato di Gheddafi, lui e la moglie sono stati costretti ad abbandonare il paese in tutta fretta. Con l’aiuto di un giovane libico contattato tramite i social network, Martina raccoglie immagini della città natale dei suoi nonni così come si presenta oggi, nel pieno della guerra civile. Grazie allo scambio di foto e alla chat il loro rapporto si approfondisce: internet permette di superare i confini fisici e culturali che separano le loro vite.
Mum, I’m sorry è un progetto di grande sensibilità sul fenomeno migratorio. Nato dal dialogo fra Martina Melilli e alcuni migranti sopravvissuti al lungo viaggio attraverso il Mediterraneo, si arricchisce nel confronto con il lavoro della dottoressa Cristina Cattaneo, anatomopatologa e antropologa forense. Con uno sguardo ravvicinato, scandaglia dettagli di storie e di affetti, quel che resta di cose appartenute a corpi senza vita: orologi, anelli, foto, pezzi di carta e numeri annotati suggeriscono un vissuto e speranze di nuove prospettive.

Il cortometraggio è nato nell’ambito di ArteVisione 2017, un progetto di Careof e Sky, in collaborazione con Sky Arte HD e in partnership con il Museo del Novecento a sostegno della scena artistica italiana. Attraverso un bando nazionale, ArteVisione offre un premio per la produzione di un’opera video e un percorso di formazione con professionisti del settore audiovisivo e visiting professor di fama internazionale.
Lo stesso martedì 26 febbraio, nel pomeriggio, i contenuti di Mum, I’m sorry saranno approfonditi nell’ambito di un workshop dedicato agli ospiti del Centro Territoriale Permanente di Formazione, incentrato sul valore degli oggetti e sul loro potere narrativo, ospitato dal Mart.

Martina Melilli (Piove di Sacco, Padova, 1987) è un’artista visiva e filmmaker. Laureata in Arti Visive allo IUAV di Venezia, ha approfondito gli studi in Cinema Documentario e Sperimentale alla LUCA School of Arts di Bruxelles. La sua ricerca, connotata da un approccio antropologico e documentario, indaga la rappresentazione dell’immaginario individuale e collettivo legato alla memoria, alla Storia e alla realtà; la relazione tra l’individuo e lo spazio del vissuto; il rapporto tra l’intimo e l’universale. La collaborazione e il collettivo sono le forme di lavoro che preferisce, avvalendosi dell’apporto di esperti dei temi affrontati.
 Gli archivi e le collezioni sono per lei fonte d’ispirazione, materiale di lavoro e sperimentazione (www.martinamelilli.com).


Proiezione di:

"My home, in Libya" di Martina Melilli (Italia, 2018, 66 minuti).
Girando con la macchina da presa nella casa dei nonni vicino a Padova, la regista traccia una mappa dei luoghi che appartengono al loro passato. Antonio, nato in Libia all’epoca in cui era una colonia italiana, ha vissuto a Tripoli e lì ha sposato Narcisa. Nel 1970, con il colpo di stato di Gheddafi, lui e la moglie sono stati costretti ad abbandonare il paese in tutta fretta. Con l’aiuto di un giovane libico contattato tramite i social network, Martina raccoglie immagini della città natale dei suoi nonni così come si presenta oggi. Grazie allo scambio di foto e alla chat il loro rapporto si approfondisce: internet permette di superare i confini fisici e culturali che separano le loro vite.

MUM, I'M SORRY di Martina Melilli (Italia, 2017, 17 minuti)
«Sono gli oggetti recuperati dalle tasche, i vestiti, i foglietti di carta nascosti a parlare delle vite di queste persone, delle loro speranze, del loro passato e di quello che pensavano di costruire: ci sono portafogli pieni di fotografie. Facce di madri, di mogli, di figli. Ci sono liste di numeri di telefono, biglietti, lettere, profili Facebook da contattare. Ci sono pagelle scolastiche, tessere universitarie, passaporti. Ci sono scatole con delle medicine, magliette di squadre di calcio europee, anelli, telefoni, ricordi». (Cristina Cattaneo, medico legale e antropologa forense)

Al termine incontro con la regista Martina Melilli.
In collaborazione con Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

Informazioni:
https://www.facebook.com


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