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Ass. Cosmopolitan Greetings

- (Foto dal sito ufficiale)
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Dove: Riva del Garda (Tn)
Contatti: cosmogreetings@tiscali.it / myspace / facebook

L’Associazione Cosmopolitan Greetings, promotrice di eventi estemporanei di controcultura, nasce come l’Araba Fenice, nel 1997 sulle ceneri dell’Associazione Way-out, ovvero quella insana congrega di beatnicks, provos ed hippies che animò per cinque indimenticabili anni le notti del Joy club di Baselga di Pinè, elettrica "cave" entro la quale dal 1985 al 1990 si sono esibiti i migliori artisti e le più selvagge band della scena underground e rock alternativa. Ricordiamo tra gli altri la psichedelia colta ed elettrica di Bevis Frond, il garage rock "back from the grave" degli americani Chesterfield Kings, Headless Horsemen, Fourgiven e Lyres, la voce polverosa di Silvia Juncosa e la Memphis sardonica ed assassina di Tav Falco, la caldissima "swedish scene" di gruppi come The Creeps e Wilde Mammoths contaminata con i suoni sporchi dalla "neverneverland" degli australiani Dubrovnicks, Exploding White Mice, il punk fulmicotonico e salutista di Bored ed Hard-ons fino al meglio della scena neo-sixties italiana, dai trentini Electric Shields, di certo la miglior band nazionale dell’epoca, ai Monks, dagli Effervescent Elephants agli Ugly Things.
Sembrava, per tutti i presenti a quegli eventi, per un magico e lisergico periodo, di essere spore di funghi cosmici, virus, come il linguaggio di burroghsiana memoria, provenienti dallo spazio, saturi dei saperi e degli odori della beat-generation, delle letture di Ginsberg, Kerouac e Diane Di Prima, pescatori della trota in America, alla stregua di Richard Brautigan, beati come rane su una foglia di ninfea come nei migliori complotti orditi dalla acida penna di Tom Robbins, fedeli alle spinte anarchice di Buenaventura Durruti e Demetrio Stratos, consapevoli che gli dei se ne vanno ma gli arrabbiati restano. In una parola: controcultura!
Più di cento i concerti organizzati da un’associazione sorta a Riva del Garda nel 1984, costituitasi in un negozio di dischi: "Il cactus e la rosa", da una banda di hippies, punksters e freaks (provenienti dal magma ribollente degli spazi alternativi di Riva ed Arco: il "Pont dei strachi" ed il "Monumento") con un obiettivo specifico: valorizzare le schegge impazzite, i frammenti sparsi di quel gigantesco ed incoerente patchwork rappresentato dal fascino innaturale delle sottoculture giovanili, la musica rock protagonista per eccellenza.
Memore e testimone del fatto che le amministrazioni comunali hanno sempre guardato con molto sospetto, spesso con acredine e chiusura, a tali fermenti, Way-out è sempre e soltanto vissuta dell’autofinanziamento del gruppo dei 15 soci fondatori e fedele al motto "Nemo profeta in patria", l’associazione, (conscia del fatto che nell’Alto Garda latitavano e latitano a tutt’oggi spazi delegati alla produzione di istanze proprie della popolazione giovanile, mentre il comprensorio di cui sopra deteneva il triste primato del maggior numero di tossicodipendenti del Trentino), andava a predicare l’Altro Verbo su di un magic bus sul quale aleggiava mistica e profana aria di pace, amore, rabbia e poesia, nume tutelare l’immagine dell’ "intellettuale rovesciato" tanto cara ad un eretico dell’Altra Cultura italiana degli anni ’60: Gianni Bosio.
Dopo la chiusura del Joy, l’avventura di Way out proseguì fino al 1991 con una serie di memorabili concerti presso la casa sociale del comune di Dro (il british blues dei Dr. Brown e la folkedelia dei norvegesi Tangle Edge) ed una serie di serata davvero alternative presso la discoteca Spleen di Arco ( il dub anarchico degli inglesi Radical Dance Faction, il rock’n’roll sangue sudore e lacrime degli americani Cynics e Napalm Beach, il grunge dei mitici Skin Yard di Jack Endino (indovinate un po’ chi ha scoperto i Nirvana?) ed il crossover sapiente dei Big Chief ( presenti in un film-cult per un’intera generazione come "The raven", il corvo).
Seguono anni di vagabondaggi nel Dharma e ascensioni ai monti analoghi fino a che l’associazione si ricostituisce nel 1997 con la nuova denominazione di Cosmopolitan Greetings, chiaro omaggio all’ultima opera poetica di Allen Ginsberg, organizzando eventi musicali autofinanziati per tre estati consecutive presso il Bar "Hobbit" di Arco dando spazio ai migliori gruppi della scena underground italiana.
Cosmopoliti di nome e di fatto, i nostri hanno trovato nel corso degli ultimi anni la loro seconda casa a Trento, prima presso lo straordinario Soultrain Bar e poi soprattutto al Bar al Porteghet diventato il luogo per eccellenza di elettrizzanti esperienze elettriche e acustiche del migliore neo sixties sound in circolazione tra magiche escursioni psichedeliche, cavalcate soul, impennate mod s, capriole r’nr. Keep the faith people!

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