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Mimmo Jodice. Mediterraneo

Notizia segnalata da Mart
Frammenti di scultura romana, Museo Archeologico, Sperlonga (Latina), 1990-1995. Collezione i Cotroneo (Foto da sito ufficiale)
Frammenti di scultura romana, Museo Archeologico, Sperlonga (Latina), 1990-1995. Collezione i Cotroneo (Foto da sito ufficiale)
Mimmo Jodice. Una mostra in tour tra le capitali culturali di Europa, nord Africa e medio Oriente

Tra i più famosi fotografi del mondo, Mimmo Jodice diventa ambasciatore culturale dell’Italia.
Un progetto espositivo della Farnesina, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, in collaborazione con il Mart di Rovereto
.

Il progetto

“Bianco e nero, Mediterraneo e nord Africa: gli scatti di Mimmo Jodice dedicati al Mediterraneo interpretano al meglio lo spirito della diplomazia culturale italiana nello spazio geografico di cui il nostro Paese è centro cruciale, crocevia di passato e presente, crogiolo di culture e tradizioni”.
Così Vincenzo De Luca, Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese, nel catalogo che accompagna l'esposizione “Mimmo Jodice. Mediteranneo”.
La mostra è realizzata dalla Farnesina, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e grazie alla disponibilità dei collezionisti Anna Rosa e Giovanni Cotroneo e dell'artista stesso.
Una selezione di 40 scatti appartenenti al celebre ciclo fotografico “Mediterraneo” è stata allestita in anteprima presso la Farnesina in occasione della Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, alcuni dei quali, operando in area mediterranea, ospiteranno la mostra nelle proprie sedi nell’ambito dei programmi “Italia, Culture, Mediterraneo” durate il 2018. Prima tappa, a partire da febbraio, presso l'Eretz Museum di Tel Aviv.

La mostra

Esposta integralmente al Mart nel 2016, la serie “Mediterraneo” rappresenta un punto fondamentale nella ricerca di uno tra i maggiori maestri della fotografia. In occasione della mostra a Rovereto, Anna Rosa e Giovanni Cotroneo hanno ricordato l'emozione che, dal 1990, li ha spinti a collezionare oltre duecento opere di Mimmo Jodice: “Guardando le sue foto, vivi ciò che vedi, senti il rumore del mare calmo e il fragore delle onde, le pietre dei monumenti ti parlano del passato”.
Realizzata a metà degli anni Novanta e costituita da 83 opere, la raccolta conferma l’eccezionalità del grande artista partenopeo nel documentare la realtà elevandola a una dimensione estetica di suggestiva bellezza. Vi si riconosce quel percorso incentrato sul mito, sulla memoria, sulla cultura e sul paesaggio che contraddistingue da sempre il suo lavoro.

Nato a Napoli nel 1934, Jodice si dedica alla fotografia a partire dagli anni Sessanta, considerandola fin dall’inizio non tanto un mezzo descrittivo quanto uno strumento espressivo. Negli anni Ottanta smette di fotografare la figura umana e usa il bianco e nero per trasfigurare gli spazi urbani vuoti, le architetture, i paesaggi, i frammenti archeologici e altre testimonianze della storia dell’uomo, caricandoli di un’atmosfera metafisica. L’intensità delle sue immagini deriva da un paziente lavoro in camera oscura, a partire da negativi di formato quasi sempre quadrato.
Attraverso radici arcaiche, in bilico tra passato e presente, “Mediterraneo” è un viaggio che pone al centro l’essere umano. Nella formidabile raccolta di immagini che costituisce uno tra gli itinerari visivi più conosciuti al mondo, si incontrano siti archeologici, statue, mosaici, paesaggi che, silenti, raccontano di persone e civiltà.

Un percorso di senso descritto con particolare efficacia dalle parole di Gianfranco Maraniello, Direttore del Mart di Rovereto e membro del Comitato Scientifico della Collezione Farnesina, nel catalogo della mostra (Gangemi Editore): “Al cospetto di  evocazioni di siti del Mediterraneo, siamo presi dall’immagine stessa della storia, da un tempo che supera quello del singolo nell’evidenza di quell’azione incommensurabile che trasforma il monumento in rovina, nell’individuazione di antiche forme delineate dall’erosione di rocce, dell’incessante potenza compatta del mare placidamente perimetrato dalla presunta certezza della linea dell’orizzonte, nella partecipazione commossa a mutilazioni di statue e architetture che hanno conosciuto fortune alterne di imperi disgregatisi come i loro stessi emblemi. E torniamo così a scoprirci cittadini del Mare Nostrum, abitanti della liquidità delle sue vie e abitati dalle culture dei tre continenti del Mar Bianco di Mezzo, impegnati nella dinamica del presente e contemporanei alla storia delle sue civiltà”.



Pubblicato il 28 dicembre 2017
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