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"Sui sentieri dei pastori" uscita la guida alle scritte del Cornón

Percorsi per famiglie ed escursionisti che conducono alla scoperta delle scritte dei pastori della val di Fiemme

"Sui sentieri dei pastori. Itinerari escursionistici alla scoperta delle scritte dei pastori di Fiemme" è la guida, in formato tascabile, di quel fenomeno straordinario e unico per vastità che costella gli spalti rocciosi biancastri del monte Cornón in val di Fiemme: le scritte dei pastori.

“Una montagna dipinta di rosso! È questo lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi se, dagli abitati di Tesero, Panchià, Ziano e Predazzo, decidiamo di risalire i rilievi che si stagliano a monte dei paesi, percorrendo gli stessi tragitti seguiti dai pastori e dalle loro greggi per oltre quattro secoli. Lungo i percorsi, sulle pareti rocciose, troviamo date, conteggi, disegni, messaggi di saluto e aneddoti affollati a migliaia che ci raccontano di un mondo ormai lontano da noi e dei tanti uomini che hanno voluto lasciare traccia di sè…”

La guida, uscita in questi giorni, è curata da Marta Bazzanella, etnoarcheologa del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, con introduzione di Giovanni Kezich, direttore del Museo. L'obiettivo è di accompagnare l’escursionista medio e le famiglie alla scoperta delle scritte del Cornón, lungo 8 itinerari di visita non troppo impegnativi, adatti a tutta la famiglia, che permetteranno di ammirare a distanza ravvicinata alcune tra le più belle pareti istoriate di tutta la montagna. È possibile partire da ognuno dei diversi paesi situati alle pendici di questa montagna, allungando o accorciando i tragitti a seconda delle capacità dei camminatori. La guida si può trovare presso il book shop del Museo e nelle rivendite della val di Fiemme.

Le scritte dei pastori fiemmesi sono una meravigliosa testimonianza di arte popolare di epoca storica, ma che, nella primitività delle forme, nell’essenzialità dei mezzi adoperati per la sua realizzazione, pare conservare un forte legame anche con l’arte rupestre preistorica. La sensazione è quella di trovarsi davanti a un archivio di pietra, dove le scritte si affollano con una concentrazione talvolta impressionante. Le lastre rocciose del Cornón sono diventate le pagine di un libro a cielo aperto dove l’esercizio della “scrittura” sembra voler scongiurare le angosce di uomini soli di fronte all’immensità della natura.
Soffermandoci a osservare le scritte sarebbe riduttivo limitarsi al primo sguardo d’insieme, all’atto stesso del vedere, in quanto i pastori-scrittori, artisti se vogliamo, pur servendosi di un ramoscello di ginepro per pennello e di una roccia come tela, ci hanno raccontato molto di più: l’anno, il mese e il giorno preciso del loro passaggio, spesso corredando queste indicazioni con il nome del santo del giorno, con l’indicazione del numero di capi di bestiame condotto al pascolo, con la precisazione della famiglia di appartenenza desumibile dal segno di casa (la nòda) che meglio serviva a riconoscere l’autore della scritta. Non mancano dei disegni, ghirigori e autoritratti che sorprendono per la loro bellezza e profondità, capaci di catturare l’emozione di chi li guarda. Addentrandoci nelle oltre 47.000 scritte presenti sulle rocce del Cornón traspare anche un mondo più intimo: quello degli stati d’animo dei pastori, delle loro paure, delle angosce, ma anche di momenti felici e di gioia.



Pubblicato il 12 dicembre 2018
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