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Passione. 12 progetto per l’arte italiana

Notizia segnalata da Mart
Agostino Bonalumi, Rosso e nero (dettaglio), 1968, Mart, Collezione VAF-Stiftung (Foto da sito ufficiale)
Agostino Bonalumi, Rosso e nero (dettaglio), 1968, Mart, Collezione VAF-Stiftung (Foto da sito ufficiale)
Al Mart di Rovereto dal 23 febbraio all’8 settembre 2019

A cura di Daniela Ferrari e Denis Isaia / In collaborazione con Fondazione VAF.

Se ogni passione confina con il caos, quella del collezionista confina però con il caos dei ricordi
Walter Benjamin

Al Mart di Rovereto, la grande storia d’amore della Fondazione VAF per l’arte italiana. Una Passione che attraversa tutto il Novecento e ne descrive le tendenze in modo libero e antidogmatico.
In mostra oltre 250 opere tra cui capolavori dei maggiori maestri moderni e contemporanei: Medardo Rosso, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Massimo Campigli, Felice Casorati, Renato Guttuso, Ettore Colla, Agostino Bonalumi, Giuseppe Uncini.

La Collezione VAF
Dalla sua apertura a Rovereto, nel 2002, la storia del Mart è intrecciata con quella della Fondazione VAF di cui conserva e gestisce parte dell’eccellente Collezione.
Istituita in Germania nel 2001, la VAF-Stiftung è un’istituzione culturale che ha fatto della Passione per l’arte italiana la propria missione. Oltre alla celebre Collezione, sono innumerevoli le pubblicazioni, le mostre, gli acquisti e i prestiti, le relazioni con i maggiori musei del mondo, le attività di ricerca e di sostegno agli artisti.
Con circa 2000 opere inventariate, la Collezione, tra le più importanti a livello mondiale, celebra l’arte e gli artisti italiani.

Dalle opere del Divisionismo e del Futurismo fino ai linguaggi della contemporaneità, dai grandi Maestri del primo e del secondo Novecento fino agli artisti emergenti, la Collezione VAF raggruppa una serie pressoché completa dei principali nomi, delle più significative correnti e delle più importanti tendenze artistiche.

Ne fanno parte numerosi e incredibili capolavori esposti al Mart e continuamente richiesti in prestito dai musei più importanti del mondo come Ciò mi ha detto il tram e Le Figlie di Loth di Carlo Carrà, Cannoni in azione di Gino Severini, Il gobbo e la sua ombra e Paesaggio guerresco di Fortunato Depero, Numeri innamorati di Giacomo Balla, La matinée angoissante di Giorgio de Chirico, I costruttori di Massimo Campigli, Profumo di Luigi Russolo, Beethoven e La Fanciulla col linoleum di Felice Casorati, Boogie-woogie di Renato Guttuso, Orfeo di Ettore Colla, Lacerazione di Agenore Fabbri, Ritratto di filosofo di Vincenzo Agnetti, Dioniso di Giorgio Griffa e ancora Rosso e Nero di Agostino Bonalumi, scelto come immagine coordinata per la mostra Passione.

Come spesso accade nelle raccolte private, gli intenti dei collezionisti non sono didattici né museali. È questo il segno di un punto di vista autonomo e di una strategia che prescinde dalla funzione antologica o di pura ricerca. Soprattutto in riferimento agli ultimi cinquant’anni, i collezionisti VAF hanno scelto di scommettere su alcuni outsider che, per ragioni di mercato, moda o relazioni, si sono situati oltre il canone ufficiale. Accanto ai grandi nomi universalmente riconosciuti, sono rintracciabili artisti o gruppi che abitano le soglie del sistema dell’arte contemporanea. Questa “intima ricchezza di opere sconosciute” (come definita nel grande catalogo del 2012 pubblicato dal Mart) diviene una delle caratteristiche della VAF, decisamente originale e differente dalle altre raccolte pubbliche o private interessate alla stessa geografia.

Nella sua costante espansione, la Collezione si amplia anche grazie al Premio VAF: un progetto biennale a sostegno della giovane arte italiana. Se da un lato, il Premio consente alla Fondazione di ampliare il proprio patrimonio con acquisti di riconosciuta qualità, dall’altro promuove posizioni innovative dell’arte contemporanea e le presenta al pubblico italiano e tedesco. Ogni due anni i più interessanti talenti italiani under 40 vengono selezionati dal Kuratorium della Fondazione VAF e presentati al pubblico con due mostre, in Italia e in Germania. Quest’anno l’ottava edizione del Premio VAF viene presentata al Mart di Rovereto e alla Stadtgalerie di Kiel. L’annuncio dei vincitori verrà dato in occasione dell’opening della mostra a Rovereto, il 15 marzo alle 19.


Passione


Con Passione il Mart dedica alla Collezione VAF uno straordinario palinsesto espositivo che per un intero semestre occuperà entrambe le gallerie dedicate alle esposizioni temporanee, al primo e al secondo piano.
Una grande festa per il pubblico del Mart che, sala dopo sala, ritroverà alcuni dei capolavori più amati e incontrerà opere mai esposte e accostamenti inediti.
Alla scoperta di un secolo di grande arte italiana.

Abbattendo le consuetudini cronologiche, la mostra si sviluppa in 12 sezioni tematiche che costituiscono veri e propri progetti di indagine.
Curata da Daniela Ferrari, referente dell’arte moderna e responsabile per il Mart della Collezione VAF, e Denis Isaia, referente per i linguaggi contemporanei, Passione attorciglia passato e presente, grandi Maestri e artisti emergenti. I curatori mescolano e riordinano la Collezione, delineando alcune delle infinite letture possibili. In questo patrimonio vivo si rivela l’atto ossessivo del collezionare, il passaggio da un registro all’altro, la rievocazione del gusto e dei ricordi di chi ha raccolto, anno dopo anno, opere dal valore oggi inestimabile.
Nei 12 progetti trovano spazio eredità passate e slanci futuri, tendenze di segno opposto, opere amate, desiderate, scelte. E, soprattutto, trova spazio la storia recente di un paese, l’Italia, con le sue correnti, i movimenti politici, le diatribe, tra posizioni popolari e ricerche estetiche di nicchia.

Storia dell’arte italiana e storia della Collezione si intrecciano e scrivono parte della storia del Museo di Rovereto, in una sovrapposizione di ricerche, influenze, scelte. L’identità stessa del Mart è infatti profondamente legata alle Collezioni che ne costituiscono il patrimonio: un nucleo internazionalmente riconosciuto e rinomato, costituito principalmente dalle opere del Novecento italiano. 
Fedele alla sua vocazione pubblica, l’istituzione culturale mette a sistema esperienze e relazioni al fine di riorganizzare e valorizzare i patrimoni che custodisce. Nella quotidiana attività del museo le attività di ricerca, tutela e conservazione intersecano il mecenatismo e finiscono per coincidere con il più alto fine educativo e culturale nella messa a fruizione delle opere.
Le collezioni sono unità culturali che è bene non dividere, per preservare quell’unicum determinato non solo dal numero dei pezzi, ma anche dal tempo storico, dalla complessità, dal valore culturale e identitario. In particolare, se la Collezione VAF risulta immediatamente preziosa per le centinaia di opere che meritano lo statuto di capolavoro, è nella sua vastità ed eterogeneità che il museo ne ravvisa la ricchezza.

La Collezione VAF permette al Mart di esplorare ambiti di ricerca scientifica meno frequentati, indagare nuovi temi, costruire progetti inediti. Con la mostra Passione, il Mart propone al pubblico alcune di queste indagini. Il percorso è suddiviso in dodici “progetti” che registrano l’arte italiana secondo temi e periodi collezionistici, determinati dagli andamenti del gusto e del mercato e dalle felici intuizioni dei collezionisti. Le varie sezioni contribuiscono a creare una fitta trama di relazioni che mette in evidenza i diversi indirizzi della ricerca artistica italiana.

Dal 23 febbraio all’8 settembre la mostra non sarà mai la stessa.
L’esposizione si apre con i primi quattro progetti, al secondo piano, dal 23 febbraio al 4 agosto: Materia, Tradizioni e anacronismi, Modernità e industria, Immaginario Pop.
Dal 16 marzo si aggiungeranno altre due sezioni: il riallestimento delle Collezioni permanenti del Mart, al primo e secondo piano, e l’ottava edizione del Premio VAF. Quando il Premio verrà disallestito per viaggiare alla volta di Kiel, il primo piano del museo ospiterà, dal 25 maggio all’8 settembre, ulteriori sei progetti: Interno borghese, Roma anno zero, La biblioteca, Miracolo a Milano, Pittura analitica, Arte nucleare.

Con una mostra in costante trasformazione, il Mart torna a sovvertire l’ordine canonico della tradizione espositiva, proponendo un percorso a tappe che sorprende il visitatore. L’invito è quello di perdersi e ritrovarsi nell’esperienza di fruizione.
Passione dà conto di un mondo intimo abitato tanto da sentimenti e gusti quanto da valutazioni economiche. Lo spazio personale, i grandi amori, le scommesse e le intuizioni, divengono spazio pubblico nelle stanze di quella grande casa che è il Museo.



PASSIONE
12 PROGETTI PER L’ARTE ITALIANA


Secondo piano
23 febbraio – 4 agosto 2019

Materia
Le sperimentazioni polimateriche di Enrico Prampolini, risalenti al periodo futurista, costituiscono un importante antefatto della ricerca sull’essenza della materia che contraddistingue l’Astrattismo del secondo dopoguerra. L’opera Tensioni astratte (1954) – dove la sabbia mescolata al colore a olio conferisce una particolare granulosità alla superficie di alcune parti del quadro – apre un percorso che vede materiali non tradizionalmente artistici affiancare, integrare e persino sostituire la pittura.
Nel corso degli anni Cinquanta, le ricerche di matrice informale indagano sempre più le possibilità espressive dei materiali, le cui caratteristiche fisiche suggeriscono aggregazioni e stratificazioni che ricordano la natura organica o minerale. Da questo lavoro di trasformazione e sublimazione della materia, nonché di esplorazione dei suoi valori emotivi ed evocativi, scaturiscono nuovi significati che affondano le loro radici nella natura della terra, dell’uomo e dello spazio.
La via tracciata dai pionieri della sperimentazione polimaterica attraversa tutta la seconda metà del Novecento e arriva fino agli anni Duemila, dai primi cementi armati di Giuseppe Uncini alla scultura di Arcangelo Sassolino (Cemento, 2003), artista che afferma: “Il mio è un tentativo di prendere per il collo la materia, di torturarla per tirarle fuori qualcosa di nuovo”.

Tradizioni e anacronismi
Fra i principali interessi della VAF-Stiftung vi è anche l’approfondimento della tradizione figurativa nell’arte italiana del XX secolo. In questa sezione sono riunite opere di epoche diverse, dagli anni Venti del Novecento fino ai primi anni Duemila, accomunate dal soggetto – la figura umana – e da un complesso sistema di relazioni con l’arte del passato. Nei dipinti della prima metà del secolo il realismo novecentesco è intessuto di riferimenti alla pittura quattrocentesca, mentre nelle opere più recenti, come quelle di Bruno d’Arcevia e di Carlo Maria Mariani, si riconoscono esplicite citazioni di soggetti e stili decisamente anacronistici che appartengono, ad esempio, al Manierismo o al Neoclassicismo. Ma se l’unione di classico e moderno contraddistingue l’arte degli anni tra le due guerre, quando la tendenza al “ritorno all’ordine” prevale sulle sperimentazioni avanguardistiche, in tempi più recenti la ricerca di un linguaggio colto e citazionista appare come una scelta eccentrica, talvolta venata di ironia.

Modernità e industria
Dopo la Seconda guerra mondiale, in Italia, la ricostruzione materiale e sociale è trainata da un diffuso desiderio di modernità che trova riscontro nell’accelerazione del processo di industrializzazione e nell’espansione dei consumi di massa. Nel panorama culturale che accompagna questo mutamento sono molti gli artisti che si concentrano sul rapporto tra arte e tecnologia per sperimentare un profondo rinnovamento formale. Fra gli anni Cinquanta e Sessanta si afferma, infatti, un’estetica moderna e industriale: i quadri si riempiono di fitte trame geometriche e di colori pieni, la tela viene spesso sostituita da materiali più tecnici, le leggi che governano la percezione ottica ispirano le scelte grafiche.
Le forme rigorose e i materiali industriali – neon, vetro, alluminio, PVC – di queste opere si contrappongono alle forme irregolari e alle superfici scabre dell’Informale, presenti nelle prime sale della mostra, testimoniando l’indagine ad ampio spettro sull’arte astratta italiana condotta dalla VAF-Stiftung.

Immaginario pop
Nel 1964 la Pop Art approda alla Biennale di Venezia, dove Robert Rauschenberg vince il Gran Premio per la pittura. Ce lo ricorda l’opera di Mimmo Rotella che riproduce la copertina di “L’Europeo” dedicata alla manifestazione, dove si riconosce un lavoro dell’artista americano e uno dello stesso Rotella, fatto con un’immagine iconica di Marilyn Monroe.
L’arte diventa “popolare” poiché rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società dei consumi e della cultura di massa: dalla pubblicità ai fumetti, dalle riviste al cinema, fino ai prodotti che riempiono gli scaffali dei supermercati.
In Italia l’assimilazione della pop culture fa i conti con il clima socialmente e politicamente impegnato degli anni Sessanta e Settanta. Gli artisti prelevano immagini dal mondo della comunicazione di massa, in certi casi utilizzando tecniche sperimentali come il riporto fotografico che sembra azzerare la distanza tra mass media e arte. Ma l’intervento dell’artista si esprime chiaramente nel gioco di contaminazioni e accostamenti spiazzanti tra fatti di cronaca, storie a fumetti, personaggi storici e hollywoodiani. Un’appropriazione e trasformazione dell’immagine che investe, talvolta, anche la storia dell’arte, come si vede nelle opere in cui Tano Festa “rilegge” Michelangelo o Mondrian.

Primo piano
16 marzo – 12 maggio 2019

Premio VAF-Stiftung VIII edizione
Assegnato ogni due anni dalla Fondazione VAF a italiani under 40 ha come obiettivo principale quello di promuovere i giovani artisti sia nella loro nazione di origine sia all’estero.
Scelti dopo un lungo e attento processo di selezione che comprende fasi di studio visit e colloqui, i finalisti dell’ottava edizione del Premio sono: Nico Angiuli, Davide Balossi, Giulia Berra, Martina Brugnara, Nina Carini, Federica di Carlo, Andrea Fontanari, Giovanni Gasparro, Silvia Giambrone, Emanuele Giuffrida, J&Peg, Dario Maglionico, Domenico Antonio Mancini, Michele Parisi, Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto.
Durante la cerimonia pubblica di premiazione, il 15 marzo alle 19, la giuria conferisce un premio principale al vincitore, oltre all’acquisizione di un’opera che entrerà a far parte della collezione della Fondazione. Vengono inoltre assegnati due menzioni di riconoscimento a cui seguono una serie di acquisizioni che vanno ad arricchire la Collezione della Fondazione VAF in deposito al Mart.
La mostra è accompagnata da un ricco catalogo, in edizione bilingue tedesco e italiano.
Dal 14 giugno al 1settembre, il Premio sarà presentato alla Stadtgalerie di Kiel.

Primo e secondo piano
16 marzo – 8 settembre 2019

Riallestimento della Collezione permanente del Mart
Fin dal 2002 con l’inaugurazione del Mart, le opere della collezione VAF-Stiftung hanno caratterizzato e contribuito a costruire l’identità stessa del museo di Rovereto. Ogni riallestimento della Collezione ha presentato capolavori di Giacomo Balla, Carlo Carrà, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, Massimo Campigli, Alberto Savinio, Carlo Alfano, Vincenzo Agnetti, Mimmo Rotella.
In occasione della grande mostra Passione, rientreranno al Mart capolavori concessi in prestito a prestigiose istituzioni in Italia e all’estero che saranno riallestiti accanto a nuove acquisizioni. Nel nuovo assetto espositivo, per esempio, i capolavori di Felice Casorati Fanciulla col linoleum (1921) e Beethoven (1928) vengono accostati a Ragazza seduta (1929), una terracotta di Marino Marini esposta per la prima volta e le opere futuriste e metafisiche di Carrà tornano ad arricchire il percorso storico della Collezione.
Le opere della VAF-Stiftung presenti nelle mostre permanenti sono segnalate con apposite didascalie evidenziando l’apporto alle collezioni del Mart.

Primo piano
25 maggio – 8 settembre 2019

Interno borghese
I dipinti e le sculture che aprono la mostra del primo piano ripropongono alcuni dei temi classici della grande tradizione pittorica della prima metà del Novecento, offrendo uno spaccato su altre stanze, quelle dipinte, che amplificano la sala abitata dal visitatore. L’allestimento è un gioco di rimandi tra un quadro e l’altro e, in particolare tra il tema del ritratto e della natura morta. Molti sono infatti i brani di still life che si nascondono nei dipinti e molti i possibili dialoghi tra le opere. I protagonisti ritratti nei dipinti di Achille Funi, Mario Tozzi, Nella Marchesini, Manlio Rho, Cagnaccio di San Pietro, Orlando Sora, Ubaldo Oppi, Ettore Olivero Pistoletto, Gianfilippo Usellini, per arrivare a Renato Guttuso accolgono il visitatore invitandolo a entrare in altri spazi rappresentati ma anche negli spazi di senso indagati nei progetti successivi.

Roma anno zero
Come ricorda Dorazio: “Il capodanno del 1950 lo trascorremmo al Mario’s Bar in via Pinciana (sotto casa di Scialoja) ballando il boogie-woogie bevendo e innamorandoci. Guttuso per denunciare la nostra decadenza, dipinse un quadro Boogie-woogie e lo espose qualche anno dopo alla Biennale di Venezia. Sullo sfondo c’era un quadro di Mondrian e i ballerini erano Manisco e Rosita, Perilli e Franca, Turcato e Oretta, Scarpitta e Clotilde. Ma cosa c’era di male? Avremmo dovuto anche noi dipingere L’occupazione delle terre?”. 
Boogie-woogie diventa il racconto di uno scontro ideologico che illumina e sintetizza un conflitto intenso seppur breve: l’anno zero di Roma, la sua ricostituzione politica dopo il Fascismo e i suoi contribuiti al rinnovato assetto culturale dell’Italia e del mondo.

La biblioteca
Insieme alle opere, il Mart custodisce anche parte della ricca raccolta libraria della Fondazione VAF costituita da alcune migliaia di volumi sull’arte italiana. Una biblioteca costruita passo a passo con il formarsi della Collezione: l’acquisto di ogni opera è sempre accompagnato da un’attenta attività di studio e ricerca. Il fondo librario VAF si inserisce tra gli altri presenti nella biblioteca del Mart appartenuti ad architetti, artisti, critici e collezionisti, e integra sezioni poco documentate come, ad esempio, quella dedicata all’arte programmata.

Miracolo a Milano
Durante gli anni Trenta, Milano cova nell’attività della galleria Il Milione e nelle continue interazioni con l’architettura un forte tessuto culturale che con la caduta del Fascismo troverà spazi di realizzazione e nuove ambizioni. Ne sono protagonisti fra gli altri Lucio Fontana, Fausto Melotti, Luciano Baldessari, Figini Pollini. Sotto la loro ala e grazie all’esplosione dell’industria editoriale, cresce una folta schiera di artisti che, fra il bar Jamaica, la latteria delle sorelle Pirovini, le testate di quotidiani e riviste (Avanti!, Italia, Le Arti, Domus) e le gallerie (Gian Ferrari, Naviglio, Apollinaire, Ariete, Schwarz, etc) fa sentire la propria voce. Si chiamano Emilio Tadini, Vincenzo Agnetti, Gianni Dova, Roberto Crippa, Giuseppe Guerreschi, Rodolfo Aricò, Ettore Sordini, Arnaldo e Giò Pomodoro, Piero Manzoni, Emilio Scanavino, Valentino Vago, Dadamaino, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Gianni Colombo…
La mostra prende le mosse dai primi segnali che lungo gli anni Trenta e Quaranta raccontano l’avvicinarsi di una nuova stagione artistica. In questa chiave il progetto dedica particolare attenzione alle interazioni fra arte e architettura appoggiandosi ai fondi archivistici presenti al Mart (Baldessari, Figini e Pollini). Dopo questa introduzione, l’esposizione si inoltra negli anni Cinquanta, restituendo l’eterogeneità di un linguaggio alla ricerca del proprio futuro e per questo in costante tensione.

Pittura analitica
L’esperienza nota in Italia con la definizione di pittura analitica spiega una tendenza, nata nel corso degli anni Settanta, leggibile come reazione all’arte concettuale, che si allontanava dall’idea di rappresentazione e dall’uso della pittura come mezzo espressivo, considerato superato.
Gli “analitici” difendono la pratica pittorica come strumento privilegiato del fare artistico. Carlo Battaglia, Enzo Cacciola, Riccardo Guarneri, Elio Marchegiani, Paolo Masi, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna e Gianfranco Zappettini testimoniano un approccio al fare pittorico che pone attenzione agli elementi fondanti la pittura. I suoi dispositivi, tra cui la superficie e il supporto, il colore e la composizione, la stesura più o meno controllata o neutra, il rapporto tra artista e tela, diventano il tema dell’opera con uno sguardo che – paradossalmente – si potrebbe definire anche concettuale.

Arte nucleare
Il Movimento nucleare fu fondato a Milano nel 1951 da Enrico Baj e Sergio Dangelo, il cui manifesto (Manifeste de la Peinture Nucléaire) fu pubblicato il 1° febbraio 1952 in occasione della mostra Baj et Dangelo Peintures nucléaires (Bruxelles, Galerie Apollo, 4-17 marzo 1952). Al movimento aderirono in seguito anche altri artisti, come Joe Colombo, Mario Colucci e alcuni membri del napoletano Gruppo 58.
L’arte nucleare trae spunto dalle suggestioni dell’era atomica, dalle ricerche scientifiche legate alla materia e all’energia; ponendo al centro l’indefinibile atomico, i nuclearisti si opponevano all’arte astratta e concreta, evidenziando l’energia e il dinamismo vitale insito anche nella materia pittorica.
A corredo dei capolavori della VAF Stiftung, il Focus presenta un’accurata selezione di documenti originali legati al Movimento nucleare, come locandine, fotografie, corrispondenza, cataloghi, riviste d’artista, scritti e curiosità come il Film nucleare realizzato nel 1952 da Enrico Baj e Joe Colombo, oppure il fascicolo relativo alla causa intentata da Baj contro Salvador Dalí proprio per l’utilizzo del termine “Arte nucleare”, documenti tutti provenienti dall’archivio di Enrico Baj donato al Mart nel 2014 assieme a parte della ricca biblioteca.

La scheda della mostra



Pubblicato il 25 febbraio 2019
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