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Festival delle colline torinesi 2012

Pinter's Anatomy / Ricci e Forte (Foto dal sito ufficiale)
Pinter's Anatomy / Ricci e Forte (Foto dal sito ufficiale)
Dal 5 al 26 giugno a Torino

La crisi economica contemporanea ha forse generato in Italia qualche malinteso sia sul ruolo della cultura che sulle modalità del suo sostegno. Ad esempio, molti hanno invocato per compagnie, teatri e festival la strada della privatizzazione, dell'autofinanziamento. La vita teatrale si potrebbe basare, per costoro, sul botteghino, sugli incassi, e contare poco o niente, sui contributi pubblici, da indirizzare verso più impellenti necessità. Un'altra frequente considerazione è che gli spettacoli dovrebbero soprattutto corroborare il turismo, favorire un indotto di alberghi e ristoranti.
Un po' trascurata in questi ragionamenti frettolosi è la vera, a volte straordinaria funzione socio-culturale del teatro che, piaccia o meno, non può prescindere dalla tutela pubblica. E' ancora troppo importante il valore etico e politico del teatro per abbandonarlo alle sole leggi di mercato. Basta guardarsi intorno in Europa per averne conferma.
Il Festival delle Colline Torinesi ha saputo meritarsi, negli anni, la tutela di Enti pubblici e di Fondazioni di origine bancaria, ha potuto sviluppare dunque le proprie politiche culturali con denari di tutti. Ha provato a farli fruttare quei denari nel rigore della programmazione, nel dialogo con realtà europee di spicco, nel lavoro sul territorio. Il Festival ha permesso agli spettatori di confrontarsi con artisti ed estetiche originali, ha incentivato un dibattito.
Quei finanziamenti hanno anche significato la crescita professionale di uno staff, ora in grado di competere in ambito internazionale nell'organizzazione di cultura. E' composto in gran parte di giovani operatori che hanno perfezionato un mestiere.
Tutti questi risultati sono stati raggiunti tentando di azzerare sprechi e con bilanci inappuntabili.
Giunto alla diciassettesima edizione il Festival delle Colline Torinesi ha rinnovato, con grande fiducia, la propria richiesta di sostegno rivolta alla comunità, agli Assessorati, alle Fondazioni e l'ha ottenuta. Nessun disaccordo sul fatto che il teatro debba essere di interesse pubblico e come tale difeso. Questo particolare sostegno lo abbiamo domandato non per difendere rendite di posizione, ma per garantire ancora scelte generose, non commerciali, affrancate dall'urgenza di profitti, in una parola: libere. I tagli alla cultura sono, di questi tempi, forse ineludibili, ma non devono essere una minaccia alla libertà.  Lo dobbiamo alle giovani generazioni cui il Festival 2012 è dedicato.
Parecchi artisti della diciassettesima edizione riflettono appunto sul rapporto tra le generazioni. Judith Malina, icona del teatro, fronteggia Silvia Calderoni in The plot is the revolution della compagnia Motus. Discutono di rivoluzione, sia a livello intimo e personale che politico. Assai radicale nell'arringa contro una simbolica madre è lo spettacolo Duramadre dei baresi Fibre Parallele, quasi una favola nera. Temi affini li sviluppano gli attori liguri di Kronoteatro con Pater Familias e il siciliano Tindaro Granata con Antropolaroid, Premio della Critica.
Finiscono nel cesso e poi rinascono i sogni dei giovani? Se lo chiedono Scimone e Sframeli, con Giù, spettacolo, in prima assoluta, che dà voci bizzarre alla protesta generazionale. Deve danzare fino allo stremo per ingraziarsi gli dei la protagonista del Sacre du Printemps a cui si è ispirata la Socìetas Raffaello Sanzio/Mòra diretta da Claudia Castellucci per creare La seconda Neanderthal. Sempre della Romagna felix sono i Menoventi alle prese con L'uomo della sabbia, tratto da Hoffmann, Premio Rete Critica. Toscani invece gli Zaches Teatro, il cui Mal Bianco, Premio Prospettiva Teatro, si contamina col teatro di figura.
Ritornano a Torino, per il segmento internazionale di Carta Bianca, sia Guillaume Vincent con La nuit tombe..., presentato in anteprima assoluta e coprodotto con il Festival d'Avignon, che Hubert Colas con Kolik di Rainald Goetz. Contrassegnata come Carta Bianca è anche la mise en espace di 12 suore slovacche di Sonia Chiambretto cui farà da contrappunto una riflessione sulle traduzioni teatrali e la sottotitolatura. Ritornano a Torino pure Rabih Mroué e Lina Saneh con 33 tours et quelques secondes, condiviso con una decina di partner europei. In esso gli artisti libanesi si interrogano sulle tracce che ci sopravvivono. Forse sulle segreterie telefoniche e su facebook...
Sempre un mondo perduto di rovine pubbliche e personali ma finalmente con squarci di speranza viene evocato da Muta Imago in Displace.
La livida fotografia delle relazioni sociali nelle quali mentire è d'obbligo vi è in Pinter's Anatomy degli affermati Ricci e Forte, trasformazione in immagini, con qualche tratto di crudele iper-realismo, di testi e sottotesti di Pinter.
Di notevole significato è ancora la presenza al Festival di tre attori italiani di grande personalità come Sonia Bergamasco con Esse di Salomé, di Ferdinando Bruni con Rosso e di Saverio La Ruina con Italianesi.
La contrapposizione tra una piccola affabulatrice e i "grandi" che l'ascoltano viene narrata bilingue da Assemblea Teatro in La bambina che raccontava i film, prima nazionale. La contaminazione tra teatro e cibo contrassegna invece l'azione gastro-performativa Happy Meals di CuochiLab, spettacolo vincitore del bando produttivo del Sistema Teatro Torino e Provincia.
Sono progetti speciali infine: il circo contemporaneo This is the end, del Cnac, firmato da David Bobée, condiviso con C3+, ossia Teatro a Corte, Festival Sul Filo del Circo, Circuito Teatrale del Piemonte, e il nostalgico e corrosivo Roberta torna a casa, spettacolo da appartamento di Renato Cuocolo e Roberta Bosetti, specialisti nel confondere realtà e finzione.

http://www.festivaldellecolline.it



Pubblicato il 18 maggio 2012
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