Di Peter Watkins (1960, 18′)
Il film segue un gruppo di insorti che assalta un edificio governativo per liberare dei prigionieri politici detenuti all’interno. L’uso insistito del controcampo diretto – i volti che guardano in camera, come nelle fotografie di Paris Match e Life che lo avevano colpito – rompe le convenzioni narrative e abbatte la distanza tra chi riprende e chi osserva. La macchina da presa che “si lascia sorprendere”, perde il fuoco e che viene sballottata negli scontri, costruisce un effetto di presenza che non è un espediente estetico ma atto politico: Watkins cerca deliberatamente di sabotare l’idea di un osservatore invisibile e neutrale, e quindi di smascherare l’illusione di oggettività che il cinema e soprattutto la televisione tendono a costruire. Ci invita a prendere posizione contro l’indifferenza, disturbandoci.
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www.festivalcinemazero.it
Evento segnalato da HarpoLab