Bambu è un’idea di Roberto Castello / produzione esecutiva: ALDES / Per Villazzano lo spettacolo è in collaborazione con Compagnia TeatroE e con CAM Consorzio Associazioni con il Mozambico ODV
Circuito Danza.
"BAMBU" promuove relazioni culturali con l'Africa subsahariana attraverso un ponte tra danza e teatro contemporaneo africano e i teatri italiani. Unisce un tour nazionale di spettacoli selezionati con direttori artistici africani e un convegno internazionale di confronto tra artisti, operatori, giornalisti e istituzioni.
I lavori scelti per questa seconda edizione di BAMBU sono tre brevi assoli: MAHAKA di Linda Sarki Johnson (Nigeria); KIZAZI di Stéphanie Mwamba (Repubblica Democratica del Congo); THIN LINE di Diana Odhiambo (Kenya).
Tre autrici dell’area equatoriale che trattano questioni legate all’universo sociale e valoriale femminile con drammaturgie e scelte coreografiche che ben rappresentano la tensione fra tradizioni e cosmopolitismo che caratterizza la scena artistica africana contemporanea e che, non di rado, produce opere preziose che aprono nuove possibilità estetiche fuori dai rassicuranti stereotipi dello spettacolo contemporaneo occidentale. Tutti temi che emergono con evidenza dagli spettacoli e che saranno anche il punto di partenza dell’incontro col pubblico, moderato da Roberto Castello, che ogni sera accompagnerà gli spettacoli, così da offrire l’occasione, davvero rara, di sentire raccontare dalla viva voce delle artiste, il quadro culturale e sociale all’interno del quale agiscono e creano.
MAHAKA
Progetto, Coreografia ed interpretazione Linda Johnson Sarki.
Disegno luci John pio Edozie.
Produzione The Q Dance Company.
Musica Gx Banton and Igben Vessy.
Costume Linda Sarki Jonhnson.
“Mahaka”, in lingua Irigwe - popolo che vive nel distretto del Bassa, in Nigeria - significa “Libertà”. Un titolo programmatico dal momento che il lavoro di Linda tratta del liberarsi dai vincoli della tradizione per esplorare nuovi stili, movimenti ed espressioni. Un lavoro saldamente radicato in quel filone creativo improvvisativo che ha le sue origini profonde nella cultura africana, a cui si sono ispirate le forme più libere del jazz. Un lavoro quindi che prende le distanze dalle convenzioni per celebrare l'individualità, la creatività e la scoperta dell’universo interiore per trasformarle in un potente strumento creativo. Un percorso che si nutre del momento e dell’ambiente circostante con le sue interferenze e distrazioni, che spezzano il flusso creativo ma allo stesso tempo gli consentono di ripartire su basi sempre nuove. Man mano che la danza procede, la lotta si trasforma in una celebrazione della libertà e dell’individualità e in un potente atto di autoaffermazione.
KIZAZI
Coreografia, regia ed interpretazione: Stéphanie Mwamba.
Occhio esterno: Abdoulaye Trésor Konate, Nadia Beugré, Virginie Dupray.
Musica: Skill Sawasawa.
Produzione: cie Ochula, Libr’Arts / Virginie Dupray, assistita da Noura Soumahoro.
Con il sostegno di: École des Sables – Toubab Dialaw, Amizero Company – Kigali, Ambasciata di Francia in Costa d'Avorio, Institut français de Côte d’Ivoire.
Kizazi è un lavoro che batte al ritmo della vita, radicato nella danza tradizionale congolese, ma che allo stesso tempo interagisce con le pratiche artistiche contemporanee. Una danza di memoria e trasformazione, dove radici e rinnovamento si incontrano. Kizazi è un percorso per riconnettersi con l'ancestrale, una danza profondamente intima che interroga la memoria del corpo come via per dispiegarne appieno il potere creativo. È un dialogo con coloro che ci hanno preceduti, un omaggio alle stirpi femminili che hanno portato, dato alla luce, resistito e creato; uno strumento per curare, onorare e trasformare in cui la danza diventa un rituale di riconnessione con la forza tellurica che abita ogni grembo, ogni persona attraversata dalla storia.
Il processo creativo di Stéphanie esplora il corpo come un archivio vivente, dove il grembo è sia memoria, che matrice. Attraverso il movimento, cerca di portare alla luce le tracce lasciate dalle generazioni passate, i cicli della vita e le emozioni sepolte, e di celebrare il potere del femminile attingendo ai ritmi organici del corpo – pulsazioni, contrazioni, ondulazioni - e agli elementi naturali – radici, rami, linfa. Tra improvvisazione sensoriale e composizione strutturata, Stephani dà vita a movimenti istintivi, fluidi, radicati, legati alla terra e al respiro delle origini.
THIN LINE
Coreografia e danza: Diana Odhiambo.
Voce fuori campo: Eliane Umuhire (Ruanda/Francia).
Testo: Wesley Ruzibiza.
Musica: Randolph Mathews (Regno Unito).
Drammaturgia: Wesley Ruzibiza (Ruanda).
Collaboratori: Olivier Tarpaga (Stati Uniti/Burkina Faso), Brian Oloo (Kenya).
Thin Line si ispira alle sfide quotidiane delle giovani artiste africane che devono destreggiarsi tra il peso delle aspettative culturali e la tensione tra passato, presente e futuro. In molte comunità le norme di genere impongono alle donne di conformarsi ai ruoli tradizionali e dedicarsi esclusivamente alla cura degli altri lasciando loro poco spazio per il loro percorso artistico.
Thin Line parte dall’esperienza personale di Diana, una delle pochissime danzatrici contemporanee a Kisumu, in Kenya. È quindi un lavoro, sia personale che politico che parla di resilienza a partire da una non scontata prospettiva femminile alla coreografia.
Porta alla luce le storie sottaciute delle madri africane e le lotte che riecheggiano nei corpi delle loro figlie. Il cuore dell'opera è la voce delle donne africane che rivendicano, non solo di essere viste, ma anche di essere ascoltate nella loro forza, nella loro vulnerabilità e nella loro verità. Combinando movimenti africani contemporanei, moderni e tradizionali con testo, musica e dialogo, Thin Line cerca l'equilibrio tra la decolonizzazione e la conservazione del patrimonio culturale, tra la ferita personale e la memoria collettiva.
Informazioni complete e biglietti:
https://www.centrosantachiara.it
Evento segnalato da Centro Servizi Culturali S.Chiara