Produzione Arditodesìo / Di e con Massimiano Bucchi / Musiche originali eseguite dal vivo da Emanuele Lapiana / Regia di Andrea Brunello
Nel 1975 Domenico Modugno cantava un telefono che piange. Cinquant'anni dopo lo smartphone non piange mai: le suonerie sono silenziate, i messaggi vocali hanno preso il posto delle voci, e per parlarsi davvero bisogna prendere un appuntamento.
Massimiano Bucchi parte da questa domanda diventata un tic — posso chiamarti? — e ci trova dentro una piccola rivoluzione antropologica. Curiosamente, agli albori della telefonia accadeva lo stesso: Alexander Bell non aveva previsto la suoneria, e per essere chiamati bisognava mettersi d'accordo.
Il racconto attraversa cinquant'anni di tecnologia e di costume. Il telefono grigio nel corridoio di casa, che non era nostro ma della SIP. I gettoni stretti in una mano sudata, nella fila di bambini davanti al telefono del bar. Le targhe che invitavano a "telefonate brevi". E il 9 gennaio 2007, quando Steve Jobs disse di avere tre dispositivi in tasca e ne mostrò uno solo.
Accanto alla parola c'è la partitura dal vivo di Emanuele Lapiana, che fa musica con i suoni che riconosciamo tutti: la rotella del disco combinatore, il segnale di occupato, il primo squillo di un Nokia, la notifica di WhatsApp.
Un album di famiglia, e insieme un esercizio di consapevolezza tecnologica.
Informazioni complete e biglietti online:
www.teatrodellameraviglia.it
Evento segnalato da Teatro della Meraviglia