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Audacia e bellezza (inauguraz. mostra)

Una delle opere in mostra (Foto dal sito ufficiale)
Una delle opere in mostra (Foto dal sito ufficiale)
Data: Dom. 25 gennaio 2015
Dove: Museo Caproni, via Lidorno, Trento
Orario: ore 11.30
Note: ingresso libero

Mostra a cura di Franco Savignano, testi di Vittoria Coen.

La Grande Guerra fu un banco di prova in cui lo sforzo umano, il sacrificio e il coraggio, oltre alla resistenza dei singoli combattenti e di intere comunità, furono messi a durissima prova.
Domenica 25 gennaio alle 11.30, al Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni, inaugura la mostra pittorica “Audacia e Bellezza”, grazie alla quale sette importanti artisti contemporanei italiani rendono omaggio al coraggio, alla vita, agli ideali, agli eventi che hanno scritto molte pagine di storia.

Nella sfida, nel coraggio fisico, vi è una bellezza, una bellezza morale di chi non si tira indietro e si espone in prima persona” – scrive Vittoria Coen, curatrice della mostra - La mostra è un omaggio a un coraggioso combattente come Francesco Baracca, attraverso una mostra di artisti provenienti dalle esperienze più diverse, nell’interpretazione della sua vicenda umana.

Promossa dall’Associazione Culturale “La Stanza delle idee”, la mostra pittorica si inserisce all’interno della manifestazione Nel segno del Cavallino Rampante - Francesco Baracca tra mito e storia, in corso al museo e dedicata all’asso dell’aviazione italiana.

I pittori Fernando De Filippi, Franco Marrocco, Francesco Martani, Nino Migliori, Mauro Mazzali, Daniele Nalin e Franco Savignano hanno proposto e realizzato ciascuno un’opera pittorica ad hoc, omaggio alla figura di Francesco Baracca e alle sue imprese con dipinti che ripropongono la silhouette del cavallino rampante, l’iconografia del volo, il fascino del cielo stellato.
Grazie alla collaborazione del Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni e del MUSE Museo delle Scienze, l’Associazione è infatti riuscita nel raro intento di impegnare autori di massimo livello su un tema specifico e forte: le commemorazioni legate alla Grande Guerra.

LO SPUNTO CREATIVO: la mostra “Nel segno del cavallino rampante”

In occasione delle commemorazioni del Centenario della Grande Guerra, il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni e il Museo “Francesco Baracca” di Lugo di Romagna (RA) con Aeronautica Militare hanno proposto a Trento una mostra per raccontare la figura del maggiore Asso della caccia italiana durante la Prima guerra mondiale e la storia del cavallino rampante, recentemente riconosciuto come il simbolo italiano più famoso al mondo.
Il cavallino rampante – di colore argenteo su campo rosso, rivolto a sinistra e con la coda abbassata – era lo stemma araldico del “Piemonte Reale Cavalleria”, uno dei più prestigiosi reparti dell’Esercito italiano, presso il quale Francesco Baracca prestò servizio ad inizio del Novecento.
Pochi anni più tardi, il giovane cavallerizzo diventò aviatore e fu il suo amore per i cavalli a portarlo ad adottare, sebbene con alcune varianti, lo stesso stemma quale simbolo per i suoi aeroplani. A inizio 1917, il cavallino rampante nero apparve per la prima volta su di un aeroplano pilotato dall’Asso e divenne successivamente l’insegna applicata sulla fusoliera di tutti gli aerei da lui pilotati.

GLI ARTISTI COINVOLTI

Fernando De Filippi
celebra il cavallino rampante rendendolo protagonista simbolo, e lo fa “uscire”, circondato dalle fiamme, in una visione notturna, e in una sorta di cerchio magico psichedelico a cui i tratti stilizzati e i guizzi del fuoco conferiscono un movimento energetico di potente efficacia. In una intervista che gli feci nel 2013, a proposito dei quattro elementi rispose: “Il desiderio intenso è il fuoco interiore che libera le energie latenti e permette il raggiungimento dei propri sogni. Il Fuoco rappresenta il cuore, la coscienza e la volontà”.
Rispetto alla più nota serie dedicata all’”albero”, come simbolo di vitalità e di continuità, il cavallo è il nobile ed elegante animale che con coraggio sfida gli eventi.
Franco Marrocco crea delle vere e proprie traiettorie nello spazio in cui si cristallizzano punti di luce come stelle nel firmamento. Il blu, colore amato dall’artista e ricorrente nelle sue opere, segnala la cifra di tangenza con lo spazio e nello spazio, come se il lavoro ne fosse una parte integrante che viene posta sotto la lente di ingrandimento di una ricerca tra microrganismi viventi e macro-considerazioni sull’esistenza. E’, dunque, un percorso spirituale quello che viene a crearsi, un progressivo disvelamento di forme e di identità che non necessariamente si identificano con una precisa sembianza o forma identificabile. L’audacia di un volo mentale impone un confronto con ciò che è più grande di noi: l’universo.
Francesco Martani è passato negli anni da una figurazione ben definita ad una sorta di astrazione progressiva. La materia resta, comunque, il nodo della sua ricerca, sia che si tratti di scultura sia di pittura, sia che egli affronti lo studio del colore, sia che plasmi il soggetto con fusioni di bronzo o altre tecniche. Il suo omaggio a Baracca è, dunque, un volo radente nel magma della materia cosmica, e non a caso. Martani è medico, e tende a considerare accadimenti e fenomeno anche da un punto di vista scientifico. Il linguaggio della pittura è il cammino spirituale ed estetico dell’evoluzione dell’uomo.
Mauro Mazzali, con TA TA TA TA TA. RA TA TA TA TA TA. IL Canto della mitraglia contro il cavallino rampante, crea una lavoro in rilievo in cui appaiono i fori provocati dalla mitraglia, con un effetto voluto di fontaniana memoria. Egli crea una vibrazione della materia, vista la sua specificità scultorea, e affronta il tema con piglio, declinando i movimenti del cavallo che accompagnano quelli creati dal supporto. La verticalità dell’opera è una caratteristica peculiare del suo lavoro, come ebbi a scrivere nel 2005, in occasione di una mostra da me curata sulla scultura del Novecento a Bologna. Ed anche in questo caso l’artista resta fedele a se stesso e alla propria poetica.
Nel lavoro di Nino Migliori egli stesso parla di… “Trasfigurazioni come di derivazioni dalle Polapressures che si ottengono con interventi  creati mediante oggetti appuntiti, sull’immagine polaroid durante la fase di sviluppo cioè di  affioramento dell’immagine. Successivamente la Polapressure viene aperta e la parte che trattiene i chimici viene scansionata ed elaborata; in questa fase vengono eccitati ed esaltati i colori latenti trattenuti dai chimici. Il risultato è una Trasfigurazione,” che determina la distruzione delle Polapressures”. Ed infatti l’effetto che si genera crea bagliori inaspettati, variazioni di toni cangianti, e il cavallino rampante sembra la scia di una stella cometa  che illumina lo spazio.
Daniele Nalin opera una sorta di spaesamento prospettico e spaziale tipico del suo lavoro nella individuazione di una traiettoria policromatica che l’aereo di Baracca percorre in una spirale che richiama lo stile futurista, arricchita da geometrie, linee sovrapposte in cui campeggia, sul lato sinistro, il celebre cavallino rampante con la scritta “trentaquattro vittorie aeree”. L’aspetto ludico del lavoro non deve quindi trarre in inganno. Nalin parla della guerra, della lotta, dei conflitti di ieri e di oggi con un tocco grafico personale e incisivo che dà corpo ad un’idea di fondo profondamente pacifista. Nello spazio delle sue tele sovente compare l’aeroplano, che, in questo caso, è il simbolo della vita avventurosa di Baracca, più spesso, un segnale di superamento.
Franco Savignano narra la sua scena su di un fondo violaceo, insolito per lui, e questa volta, efficace simbolo di lutto per i cristiani. La vita di Francesco Baracca è sintetizzata da pochi ben collocati elementi che richiamano alla memoria una vita gloriosa, ma anche la caduta e la morte, il volo e la discesa. Il cavallino appare, piccolo, sulla sinistra, mentre sulla destra campeggia il profilo dell’aviatore, come in una medaglia dell’antica Roma che rappresenti un grande condottiero. Vi è la centralità dell’uomo divenuto ormai un simbolo per tutti, immerso nell’alchimia di sentimenti extratemporali e sfide della modernità. Su tutto e su tutti permane la memoria che restituisce nel presente il significato e il valore degli atti del passato.

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE LA STANZA DELLE IDEE, organizzazione no-profit, nasce sullo stile degli antichi Caffè della Cultura, luoghi dove i dotti e i saggi, i filosofi e gli inventori, gli artisti e gli artigiani si trovavano per condividere idee, dibattere teorie e dare origine allo sviluppo ed all’innovazione. Considerando il concetto di Design in modo aperto e creativo, ovvero un modo di pensare e progettare il futuro che parte dalla conoscenza e dalla competenza, i soci de La stanza delle idee definiscono un non luogo all’interno del quale condividere idee, iniziative, visioni ed orientamenti, per poi dibatterli e concretizzarli in progetti di ricerca e sviluppo.

Una collaborazione, quella tra l’Associazione ed i Musei trentini, che prosegue con lo scopo di contribuire attivamente e fattivamente alla promozione della cultura di un territorio molto attivo, desideroso di riscoprire il passato e innovare il futuro. Una comunione di intenti e di stile che concretizza un’ importante iniziativa fortemente voluta dal MUSE e dal suo Direttore Michele Lanzinger.


Evento segnalato da Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni

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