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Trento e Matera unite nel nome di De Gasperi

Comunicato stampa

Si è svolta oggi, negli spazi del Cine Teatro Guerrieri di Matera, la sottoscrizione del patto di amicizia fra la città lucana e la città di Trento e il patto di gemellaggio con la Provincia autonoma di Trento.
L’evento, a 70 anni esatti dalla prima storica visita alla città di Matera del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi nel 1950, è stato introdotto dal sindaco di Matera Raffaello de Ruggieri ed ha visto gli interventi del Vicesindaco di Trento Mariachiara Franzoia, del Vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Mario Tonina, del Presidente Regione Basilicata Vito Bardi e si è concluso con l’intervento di Giuseppe Tognon Presidente della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi.
Di seguito un estratto del suo discorso.


Estratto dell’intervento di Giuseppe Tognon
23 luglio 2020 – Matera
Nella storia dei Sassi di Matera c’è un dato che riguarda anche l’uomo De Gasperi, che veniva dalle montagne povere, ma che ha impostato la seconda trasformazione industriale dell’Italia. La vita contadina non è sinonimo sempre di miseria. Anzi. Non c’è capitalismo sano se non si comprende che tutte le trasformazioni industriali e capitalistiche sono sorte sulle spalle e sulla fatica di secoli agricoli. Il mercato e i commerci hanno potuto accelerare o frenare lo sviluppo economico, ma solo il passaggio dalla terra alla città e dalla città alle infrastrutture e alle reti ha reso possibile lo sviluppo del capitalismo industriale. Anche il capitalismo ha avuto i suoi borghi putridi, le sue orribili periferie, la miseria randagia di masse di bambini abbandonati nelle strade.

Per De Gasperi era chiaro che l’industrializzazione avrebbe dovuto favorire una enorme e difficile riconversione della cultura contadina. Gli operai delle fabbriche dovevano uscire dalle campagne da protagonisti. Ciò che De Gasperi vedeva, non fu visto da una certa cultura industriale del Nord che pensava alla forza lavoro come a qualche cosa senza anima. Non De Gasperi, che sapeva che nessuna democrazia può sopravvivere se non è capita dagli ultimi, dagli umili.

È interessante stabilire un gemellaggio di ampio respiro tra questa terra lucana e il Trentino, entrambi poveri a lungo. Più di un secolo fa don L. Guetti, il fondatore della grande cooperazione trentina, uomo di fede e politico insigne, così descriveva la condizione delle sue valli:
“Dunque, per chi nol sapesse la stalla di questa povera gente, oltre a ricettacolo delle sue povere bestie, serve e di laboratorio comune di giorno e di notte durante i freddi invernali, e di sala per la conversazione, e di gabinetto di lettura ecc. Eccovene una sbiadita descrizione: siamo in un avvolto a piano terra, o per il meglio sottoterra, alto appena, nella maggiore altezza, due metri, con un vuoto regolarmente cubato di trenta metri. Una piccola finestra senza vetri ma con carta oliata sopra l’uscio d’entrata vi dà durante il giorno una luce scarsa ma sufficiente per vedere gli oggetti in essa contenuti e distinguere le numerose ragnatele che suppliscono ai cortinaggi d’altre scale; alla sera poi questo luogo delizioso è illuminato da un piccolo lucignolo a petrolio che dà triste luce, un odore nauseante e fa un fumo di ca’ del diavolo. Intorno al lume voi vedete alcune sedie e due panche che attendono sette o otto individui per filò. Ne prendo una anch’io e m’assido con tutta confidenza. Alla parete di fronte a me vedo attaccate ad una mangiatoia due capre e tre pecore che vanno a finire un po’ di fieno e foglie secche ultimo residuo della loro razione giornaliera. In un cantuccio a destra sta preparato il cibo per il domani; a sinistra un cumulo di letame e sopra esso appollaiate cinque o sei galline coll’indispensabile gallo…”. (Un po’ di statistica caprina, «La Voce Cattolica», 19 febbraio 1884).

La visita nel 1950 di De Gasperi a Matera e gli interventi speciali che ne derivarono sono stati il sigillo di una volontà ricostruttiva orientata ad un modello non selvaggio di sviluppo industriale. Fu il sigillo della volontà di unire i vari strati della società, della volontà di scegliere il progresso come destino.  De Gasperi svuotando i sassi e costruendo nuove case, al di là di tutti gli errori commessi, ha voluto indicare che il paese doveva intraprendere con decisione la strada della modernizzazione perché senza benessere anche la pietà diviene rancida, va a male. I principi morali sono sacrosanti, ma la giustizia, diceva e scriveva De Gasperi, significa redistribuzione e non solo compassione.
Perché ricordare tutto ciò? Perché la ricostruzione degasperiana dell’Italia, fondata sui valori morali della Costituzione repubblicana, fu guidata da un uomo del Sud. Sì, anche De Gasperi fu un uomo del Sud. Il Trentino era il Sud dell’Impero austroungarico e quando nel 1918 entrò nel Regno d’Italia si aggiunse, povero, al grande Sud del Nord-Est.

Celebriamo un gesto, la scoperta degasperiana dei Sassi, che è una metafora dell’incontro tra lo Stato e il Sud, tra l’Unità del paese e l’universalità di una condizione atavica, tra la metodica austroungarica e piemontese e la storia senza tempo; tra l’intelligenza dell’ingegnere o del gendarme o del funzionario e quell’intelligenza borbonica che faceva della precarietà un dogma e della fragilità dell’animo umano, delle sue miserie e, in definitiva, della paura del cambiamento, un valore.

La trasformazione di Matera non avvenne grazie ad un intervento ordinario della Cassa per il mezzogiorno, ma ebbe l’onore di essere oggetto di un intervento speciale. Va colto il senso profondo del gesto degasperiano di voler mettere direttamente lo Stato e il suo Parlamento davanti alle proprie responsabilità. Il 1950 fu un anno eccezionale nel decennio degasperiano. Fu l’anno anche della riforma agraria. Si è detto che De Gasperi con la scelta di Matera si salvasse l’anima o volesse fare solo una operazione propagandistica, ma mai giudizio politico fu più sbagliato. Il meridionalismo cattolico è stato uno dei tralci più resistenti di una grande vite meridionalista.
I grandi meridionalisti sapevano che da soli gli investimenti pubblici non bastavano, perché la questione meridionale era anche una grande questione istituzionale e amministrativa. Senza un pensiero politico originale il Sud avrebbe vissuto una storia epilettica, fatta di convulsioni, come in troppi casi è avvenuto. La storia italiana del Sud è stata prima di tutta la storia, riuscita o mancata, della democrazia dal basso.

Nel suo discorso del maggio 1953 qui a Matera De Gasperi disse: “Il governo compirà tutti gli sforzi, come già sta facendo, ma esso avrà bisogno della comprensione e della fiducia dei meridionali. Voi non potete essere l’oggetto passivo della collaborazione fra popolo e governo, ma dovete essere il popolo che lavora, che consiglia, che aiuta: voi dovete essere il fattore principale della vostra rinascita. Domani sarà fatto ancora di più, ma occorre che le popolazioni meridionali abbiano coscienza della propria forza. Voi dovete essere certi di voi stessi, come lo sono io. Ma io non sono altrettanto sicuro delle classi dirigenti locali: esse hanno ora il dovere di rimediare ai mancati interventi del passato, ed è inutile che cerchino di sottrarsi alle proprie responsabilità dietro la figura della Monarchia o della Repubblica. Qui non si tratta di Monarchia o di Repubblica, si tratta del popolo italiano, della democrazia. Si tratta soprattutto della base dell’edificio: e la base è l’economia. Abbiamo oggi bisogno di concentrare tutti i nostri sforzi sul problema della rinascita del Mezzogiorno: e coloro che tentano di distruggere questa nostra costruzione, che cercano di diminuire e dividere questi nostri sforzi, tradiscono la causa del Mezzogiorno, che finalmente è stata fatta sua da un governo, anzi non dal governo, il quale la può passare, ma dal regime della democrazia italiana”.

Ebbene, la storia del nostro Mezzogiorno è stata parte decisiva dello sviluppo dello Stato italiano.  Il mercato meridionale conta ancora per lo sviluppo italiano più di quanto contino le esportazioni. E comunque il 50 % degli investimenti al Sud attiva un beneficio produttivo e fiscale al Nord. Se il Sud non avanza trascina in basso tutto il paese. Se il Sud cresce, l’Italia può crescere una volta e mezza e il Trentino con la sua autonomia sa che cosa ciò significa: trasformare un sud in qualche cosa di innovativo, solido, senza tradire il cuore della propria storia e delle proprie radici.

Il mio ringraziamento va dunque al Comune di Trento e alla Provincia autonoma di Trento che hanno creduto, non solo a parole, in De Gasperi, e a Ivo Winkler, che tanto si è speso per suggellare l’amicizia tra le due città, sulla scia dell’opera di suo padre, autore della statua che ancora oggi ricorda il legame dello statista con Matera.
Infine, un grazie particolare al Comune di Matera e al suo sindaco Raffaello de Ruggieri, il cui incontro sarà per me qualche cosa di indimenticabile.



Pubblicato il 23 luglio 2020
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