Guida all'ascolto e analisi critica a cura di Federica Fanizza
Nella Svezia di inizio Ottocento è ambientato un testo complesso e affascinante che quasi come un dramma faustiano fa rivivere il fascino potente della presenza oscura del Diavolo, con patti di sangue, amori e tradimenti. Selma Lagerloef tesse abilmente una rete in cui resta affascinata tutta Europa ed anche Riccardo Zandonai non si sottrae al desiderio di mettere in musica le suggestioni di quel mondo nordico.
Egli, italiano di nascita e di educazione musicale, trasforma quella saga in una fiaba antica, in cui Giulietta e Romeo si chiamano Anna e Giosta, temi molto più attuali come l’alcolismo e la vita di comunità fanno da scenario ad un dramma musicale dai netti tratti veristi.
D’altronde Zandonai, benché ammirasse Richard Wagner e prestasse attenzione alle novità di Claude Debussy e di Richard Strauss, non sentì la necessità del rinnovamento del teatro d’opera (che fu invece prioritaria per i modernisti della sua generazione) e conservò la fiducia nella linea italiana della cantabilità, applicata in misura omogenea ad un fluire continuo delle voci e dell’orchestra.
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